L’abbiamo trovato!

Erano in viaggio da molto tempo, ed erano molto lontani da casa.
Erylid stava quasi per ritirarsi nella sua capsula, quando la consolle della sua postazione si illuminò e il suono ritmato e squillante del Rilevatore Stellare arrivò al suo apparato uditivo.

Sporse uno degli arti più lunghi e lo spense, poi controllò i dati. Si stupì di quello che lesse, così risvegliò i suoi tre compagni dal riposo e li attese in plancia.

– Cosa succede? – chiese Armid, mentre i grandi occhi fluorescenti e ovali fissavano Erylid.

– Il Rilevatore Stellare segnala la presenza di una nana gialla – spiegò Erylid.

Armid fissò lo schermo e guardò i dati, ingrandendoli e mostrandoli agli altri due compagni.

– Non incontravamo una stella così da tempo – commentò Udamy, mentre i suoi occhi sfavillavano.

Dalla vetrata della nave spaziale si vedevano solo stelle su uno sfondo nero.

– A che distanza si trova la nana gialla? – chiese verso Erylid.

L’arto più corto di Erylid schiacciò un pulsante – due anni luce. Se apriamo un tunnel spaziale adesso, qui, in venti girovel[1] saremo abbastanza vicini per rilevare la presenza di pianeti – spiegò.

Armid annuì – partiamo subito! È stata una grande fortuna trovare questa nana gialla nel nostro quadrante galattico, ormai avevo perso la speranza!

Appena il tunnel spaziale artificiale li fece uscire a velocità altissima, furono quasi investiti dai detriti che orbitavano molto lontani dalla stella. A causa della lunga permanenza nello spazio, alcune parti della loro astronave si erano danneggiate, tra cui i sensori di collisione e quasi tutti i sensori planetari a lungo raggio. Significava doversi avvicinare molto ai pianeti per adempiere alla loro missione.

La nana gialla era così lontana da non essere altro che un puntino più luminoso degli altri, e a quanto pareva la parte più esterna di quel sistema stellare era come protetto da una fitta nube di comete. Per fortuna le armi della nave erano integre, e Armid ordinò di aprirsi un varco a colpi di cannonate, per superare quella strana fascia di corpi ghiacciati.

Viaggiarono ancora per parecchio tempo prima di essere abbastanza vicini al primo pianeta di quel sistema stellare; quando videro l’immagine catturata dai sensori rimasero tutti colpiti.

– Guardate il colore! – esclamò Armid.

– È quello giusto… – mormorò Erylid, osservando le sfumature bluastre e azzurre del primo pianeta incontrato.

– Non è troppo lontano dalla nana gialla? – commentò Udamy.

Armid annuì – credo di sì. Ma il colore… corrisponde!

– Procedo con l’analisi atmosferica – continuò Erylid.

Pochi attimi dopo arrivano le analisi dei sensori. Erylid chiuse gli occhi luminosi e scosse la testa.

– No… Non è questo. È un pianeta gassoso, troppo lontano dalla stella, come avevamo intuito – rivelò ai compagni.

– L’atmosfera? Com’è? Dobbiamo essere sicuri che non sia quello giusto – ribadì Armid.

– Atmosfera di idrogeno biatomico, elio e metano – rispose.

I compagni scossero la testa.

Armid intervenne – proseguiamo – disse – è probabile che la nana gialla abbia altri pianeti… Se solo quei sensori funzionassero, non dovremmo perdere tutto questo tempo!

Quando raggiunsero il pianeta successivo, le risposte furono le stesse: un grosso pianeta blu e gassoso, fatto di idrogeno, elio e ammoniaca. Solo il colore era giusto, ma non il resto.

Armid spronò i compagni a continuare, così ripresero a viaggiare alla ricerca di altri pianeti orbitanti attorno alla nana gialla.

– Guardate! – esclamò Udamy quando i sensori rilevarono un altro grosso pianeta.

Gli occhi sfavillanti di tutti fissarono l’enorme globo chiaro, abbellito da un anello di detriti che lo circondava.

– No, il colore non va bene – commentò Erylid – ed è gassoso anche questo!

– Proviamo ancora – ripeté Armid – sembra che ci sia un altro pianeta gigante, c’è una forte perturbazione gravitazionale – disse, fissando i suoi strumenti di rilevazione.

Anche il quarto pianeta, più grande ancora degli altri, risultò non avere quello che cercavano. Era un gigante di gas, colorato e imponente, ma non poteva essere quello che cercavano.

– Ma forse questa stella ha solo pianeti gassosi attorno – commentò Armid – stiamo perdendo tempo!

– Facciamo ancora un tentativo, Armid – consigliò Erylid.

Dovettero superare una larga zona di detriti spaziali, sassi e asteroidi di varie forme e dimensioni, mentre la luce della nana gialla diventava più forte. Ormai erano molto vicini, entro quella zona dove era più probabile trovare quello che cercavano.

– Forse ci siamo… – disse Erylid.

Tutti si fermarono a fissare lo schermo.

– I sensori rilevano un quinto pianeta… È roccioso! – confermò.

Esclamazioni di gioia si alzarono da tutti loro.

– Vediamolo! – disse Armid.

Sullo schermo apparve un piccolo pianeta rosso e bruno.

– Analisi atmosferica – disse Erylid, mentre digitava sugli strumenti.

– Il colore… non va bene – commentò Udamy.

– Sì, ma… proviamo, vediamo se l’atmosfera è idonea – disse Armid.

– Risulta un’atmosfera molto sottile – riferì il compagno leggendo i dati – i parametri in parte rientrano, ma l’atmosfera è molto rarefatta, e contiene soprattutto anidride carbonica.

– Anidride carbonica? Ma allora… potrebbe essere… – disse Armid, speranzoso.

– Anidride carbonica al novantacinque per cento: decisamente troppo – rispose Erylid.

Ci fu un attimo di silenzio; toccava ad Armid decidere se lasciare quel sistema stellare o proseguire. Ormai avevano perso la speranza, nessun sistema stellare conosciuto aveva più di quattro o cinque pianeti.

– Proseguiamo – disse invece Armid – facciamo l’ultimo tentativo.

Dovettero viaggiare ancora finché i sensori rilevarono un altro pianeta roccioso, in un’orbita vicina alla stella, ormai divenuta enorme sul loro schermo, ma spostato lontano dal pianeta di colore rosso. Le orbite dei pianeti più vicini alla stella non permettevano di averli tutti sulla stessa direzione, e dovettero viaggiare parecchio in cerchio per raggiungere l’ultimo pianeta che avevano deciso di analizzare.

– È roccioso anche questo! – esclamò Erylid, entusiasta.

Ma il colore li deluse subito: un opaco giallo torbido, che testimoniava la presenza di un’atmosfera densa e pesante.

– Niente da fare… – disse Erylid – questo era quasi perfetto: dimensioni e zona di orbita attorno alla stella, ma… atmosfera di anidride carbonica quasi al cento per cento.

La delusione divenne palese sul piccolo gruppo di compagni; quel sistema aveva la nana gialla, era nel posto giusto nella galassia, aveva tanti pianeti, ma… non aveva quello che cercavano.

Armid stava per ordinare di lasciare il sistema stellare, quando Udamy urlò: – ricevo un segnale gravitazionale: c’è un altro pianeta, anzi, due! Uno ha orbita tra quello rosso e quello giallo opaco, l’altro è vicinissimo alla stella! Ma sono tutti e due dall’altra parte della nana gialla.

Si precipitarono tutti a guardare i sensori.

– Sei sicuro? – chiese Erylid.

– Sì: non ci sono dubbi!

– Che distanza dalla stella? Non sono troppo vicini? – disse Armid.

– Uno sì… ma l’altro no. Sono rocciosi – spiegò Udamy.

Armid sospirò, agitando le appendici nucali – andiamo a vedere…

La nave spaziale partì veloce, doveva seguire una rotta circolare molto lunga, per arrivare dall’altra parte della stella dove, in quel momento, orbitavano gli altri due, ultimi pianeti.

– E’incredibile! – disse Armid – questa nana gialla ha ben otto pianeti… Questa informazione ci mancava, non vorrei che stessimo sbagliando di nuovo – confessò ai compagni.

– Lo sapremo presto – rispose Erylid.

Uscirono dalla velocità sub-spaziale, arrestando la nave nella giusta posizione peranalizzare il settimo pianeta.

– Accidenti! – le parole di Armid anticiparono i pensieri di tutti.

Sullo schermo apparve un pianeta blu, verde, marrone e bianco, ma soprattutto blu, luminoso e circondato da una sottile atmosfera che sfumava d’azzurro i contorni. Erano tutti affascinati da quella visione di una bellezza incomparabile.

Udamy si sporse verso lo schermo – analizzo l’atmosfera… – mormorò, quasi timoroso di avere una risposta sbagliata.

– L’aspetto… l’aspetto è quello giusto! – disse Erylid.

Tutti trattennero il fiato, poi finalmente Udamy parlò – azoto al settantotto per cento…ossigeno al ventuno per cento, tracce di anidride carbonica e altri gas. Superficie coperta per circa il settanta per cento da acqua allo stato liquido.

Ammutolirono tutti mentre la consolle di Udamy lampeggiava segnalando la perfetta coerenza tra ciò che cercavano e quello che i sensori rilevavano. Gli occhi di tutti sfavillarono di mille colori, le appendici nucali si agitavano, gli arti tremavano.

Armid si rivolse a Erylid – Erylid, manda un messaggio al Comando Centrale – il suo tono era formale e la voce si era fatta profonda, perché inviare quella comunicazione, dopo tanto tempo, voleva dire aver portato a termine la loro missione.

– Sì… Cosa… cosa devo trasmettere, Armid? – tremava all’idea di inviare quella notizia.

Il compagno al comando dell’astronave lo guardò, poi fissò il mondo blu e bello sullo schermo, luccicante nella luce brillante della nana gialla.

– Trasmetti solo questo: l’abbiamo trovato!

FINE

[1] Girovel: unità di misura extraterrestre da me inventata

Qualsiasi cosa inventata in questo racconto è copyright dell’autrice e
pertanto ne è vietata la sua riproduzione totale o parziale sotto ogni sua forma;
il divieto si estende a nomi, citazioni, estratti e
quant’altro sia frutto della sua immaginazione.

Non ne è ammessa la citazione né qui né altrove a
meno che non sia stata autorizzata tramite permesso scritto della stessa autrice.

di Marcella Ricci

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