L’Artista Marziale – cap. 10. Il Pendolo

L'Artista Marziale, racconto di Autumna

10. Il pendolo

Il piccolo pendolo conico in quarzo rosa oscillava debolmente mentre Luna tratteneva il respiro. La punta tracciava dei piccoli cerchi in senso orario sospesa a pochi centimetri dal foglio proprio sopra la parola “Carlotta”.

L’alba stava tingendo il cielo di rosa dietro le nuvole, e lei, ancora in pigiama, aveva deciso di approfittare della mattinata libera per ricavare informazioni più precise da riferire al Maestro. Escludendo il tramonto, che sarebbe stata impegnata in palestra, era quello il momento propizio per praticare la radioestesia.

Al centro del foglio bianco una grande X divideva lo spazio in quattro spicchi, ognuno dei quali ospitava un nome: “Sandro”, “Tommaso”, “Carlotta” e “Mirko”. Luna formulava nella sua mente le domande e il pendolo, come fosse prolungamento del suo corpo, amplificava le risposte che sgorgavano direttamente dalla sua più profonda coscienza, ma che delle quali non poteva rendersi conto.

Crescerà questa persona nel kung fu durante il viaggio in Cina? Porterà benefici alla Scuola? 

Le dita della mano destra sostenevano mollemente la catenina d’argento alla cui estremità spiombava il cristallo, i muscoli rilassati permettevano alle informazioni di fluire lungo il braccio.

Luna ripeteva le stesse domande sopra ogni nome mantenendo la mente sgombra per non influenzare l’esito della procedura. Il cristallo oscillava secondo una traiettoria longitudinale sopra il nome di Sandro e quello di Mirko, ma quando si spostava sugli altri due prendeva a girare in cerchio. Luna era perplessa e ripetè più volte la procedura cambiando l’impostazione delle domande. Il risultato però restò lo stesso, con sua grande meraviglia.

Interruppe l’indagine, abbandonò il pendolino sul foglio e andò a bere un bicchiere d’acqua.

 Non capisco, sembra che Carlotta e Tommaso siano completamente fuori dal progetto, nonostante partano anche loro – si interrogò perplessa.

Riprese l’indagine formulando domande via via più dettagliate circa la loro fedeltà alla scuola e l’aiuto che avrebbero dato alla causa comune.

I movimenti del pendolo corrispondevano a delle risposte negative, ma al tentativo di voler capire se la situazione dipendesse da cause di forza maggiore o da scelte personali i movimenti diventavano confusi e contraddittori.

Nonostante i tentativi ripetuti Luna non riusciva a ottenere chiarezza, tanto che a un certo punto desistette.

Abbandonando di nuovo il pendolino sul foglio, si sdraiò stancamente sul letto, cercando nel soffitto una spiegazione.

Ho sbagliato qualcosa nelle domande? Ci sono delle interferenze energetiche che impediscono alle risposte di fluire? Forse sono stanca o nervosa, quindi potrei condizionare io stessa i movimenti del cristallo…

Poi si sollevò di scatto a sedere. Un’illuminazione.

Prese un altro foglio, scrisse di getto, nel centro, il nome dello stile, afferrò il pendolino e lo posizionò sulle parole. Voleva sapere se il kung fu fosse una cosa buona, domanda che non si era mai posta perché troppo certa della risposta.

Non poteva credere ai suoi occhi. Il cono di cristallo stava fermo, immobile nel vuoto più assoluto. Tutti i valori, le emozioni, i principi che quella disciplina incarnava nella sua mente, di fatto, non avevano alcun riscontro nei movimenti del cristallo. Rimaneva appeso alla sua catenina senza oscillare, né girare su sé stesso.

Un tale immobilismo si manifestava solo quando il pendolo restava appeso a un oggetto inanimato, era impossibile che accadesse mentre lo si reggeva con la mano. Solitamente la catenina veniva comunque mossa, seppur in modo appena percettibile, dalle pulsazioni della persona che lo reggeva, ma in questo caso neppure quel movimento.

Luna sgranò gli occhi; il pendolo restava immobile nonostante lei formulasse domande diverse. Andò avanti così finchè non iniziò a scavare nel passato dello stile, chiedendo conferma di quando gli era stato raccontato dal Gran Maestro.

Lo stile è vecchio di tremila anni?

Il cristallo vibrò longitudinalmente, movimento che Luna aveva associato sin dalle prime volte alla risposta affermativa.

In origine veniva tramandato dalle donne?

“Sì”, fu di nuovo la risposta del pendolo

Rassicuratasi sul fatto che l’oggetto stesse funzionando correttamente, Luna arrivò al cuore dei suoi dubbi.

Lo stile delle origini ha migliorato la vita di chi lo praticava?

Affermativo anche stavolta.

Lo stile migliora ancora oggi la vita di chi lo pratica?

Il pendolo cambiò traiettoria passando a un movimento sagittale, indicando una risposta negativa.

Luna ebbe un tuffo al cuore. Sapeva che le risposte rischiavano di contaminarsi se si fosse agitata, quindi si sforzò di restare calma e formulò ancora un quesito.

Praticare lo stile fa male? Era una domanda assurda, sapeva benissimo che quell’antica disciplina era stata costruita dalle più nobili manifestazioni di saggezza e altruismo, a partire dalle nozioni di medicina, agopuntura, feng shui, meditazione, autodifesa e tutte quelle pratiche che si prendono cura del benessere delle persone.

La risposta fu negativa, come si aspettava. Allora dove stava il problema? Rimase per un attimo pietrificata cercando di capire cosa pensare, quando realizzò.

Solo le persone hanno il potere di fare del male, perché il concetto stesso di bene e male è stato creato da esse. Riformulò così la domanda.

I maestri che lo tramandano fanno del male?

Il cristallo tornò a tracciare la traiettoria longitudinale di pochi minuti prima.

Luna scagliò il piccolo oggetto dal lato opposto della stanza in un moto di repulsione. Un rifiuto totale si impadronì di lei e la scosse al punto da farle riempire gli occhi di lacrime.

Si sdraiò di nuovo sul letto portandosi le mani alle tempie. Un senso di nausea la invase, e tutto sembrava girarle intorno.

Sapeva che la radioestesia era una pratica molto delicata, per cui attribuirle una certezza assoluta era un errore da non commettere. Tuttavia Luna era profondamente scossa, non tanto per la risposta ricevuta, quanto per aver sentito il bisogno di porre quella precisa domanda.

La fiducia che lei provava verso il suo compagno e il Gran Maestro poteva veramente essere segnata da un episodio come quello?

Si sentiva spossata e decise di dormire un po’ per recuperare le energie. Era giovedì, e quella sera ci sarebbe stata la cerimonia del tè, alla quale non poteva mancare.

Puntò la sveglia due ore dopo e sprofondò in un sonno agitato.

Dopo pochi minuti la sua mente si era già immersa in un sogno vivido, di quelli che faceva spesso ultimamente. Era di nuovo nei panni di un uomo, vestiva un camice bianco e stava seduto alla scrivania di un laboratorio interno a una struttura carceraria.

Gli ideogrammi che riempivano i fogli sul tavolo confermavano l’intuizione di Luna: si trovava in Cina. La donna non conosceva il cinese, ma nel sogno non aveva difficoltà a leggere i documenti. Erano risultati di analisi e di perizie psichiatriche di soggetti che scontavano la pena dell’ergastolo nello stesso carcere. Le date in calce ai documenti andavano a ritroso di due anni e nella maggior parte di rapporti spiccavano le parole “soggetto deceduto”, “soggetto in coma farmacologico” o “soggetto cerebralmente morto”.

Un assistente lo raggiunse con un sorriso smagliante porgendogli un plico. L’ospite attraverso cui Luna osservava la scena, lo prese con slancio e si affrettò ad analizzarlo. Adesso la donna non era più una spettatrice esterna, ma condivideva le emozioni del suo ospite.

Le risposte dei dieci soggetti in esame erano finalmente positive. La composizione chimica della sostanza somministrata loro era stata confermata come definitiva. Gli effetti collaterali erano ridotti a zero e i soggetti coinvolti rispondevano esattamente come ci si aspettava.

Un esempio per tutti: il numero 265, che in passato aveva manifestato reazioni particolarmente violente contro il terapista, adesso era addirittura più mansueto e obbediente degli altri.

Senso di protezione verso i medici, fiducia completa, assoggettamento incondizionato, erano tutte esternazioni manifestate dai soggetti ai quali era stata somministrata la sostanza per alcuni mesi. Finalmente la ricerca iniziava a dare i risultati sperati. Non restava che comunicarlo a chi di dovere.

La repulsione di Luna fu così forte che riuscì ad uscire dal sogno, ma continuò a dormire, e al risveglio ricordava soltanto una data che si riferiva a qualche mese prima e un sigillo, quello del Gran Maestro, stampati con inchiostro nero su un foglio pieno di ideogrammi.

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di Autumna

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