L’audizione

Maggio 2007.

Erano ormai venti minuti che il Catturatore stava in attesa, sbirciando la piazza sottostante da dietro l’insegna del palazzo delle Assicurazioni Generali.

Una situazione abbastanza ridicola, a dire il vero…

D’altronde, scendere da un edificio di dieci piani con un paio di balzi era una cosa che poteva anche spaventare i passanti. Era uno dei motivi per cui quelli come lui preferivano agire col favore delle tenebre, come dicevano nei fumetti. E anche perchè la maggior parte dei crimini avveniva abitualmente dopo il tramonto…

Buttò un’altra occhiata in basso, e decise che forse era arrivato il momento buono, il piazzale era semideserto. Si alzò, e si lanciò nel vuoto.

Cadde per tre piani dritto come un fuso, poi sfiorò la facciata di vetro e cemento con una mano e la agganciò con uno dei suoi schermi, generando attrito sufficiente a rallentare e puntarvi i piedi dandosi la spinta per il balzo. Solcò lo spazio con una piroetta aggraziata ed atterrò sulla sommità di un lampione utilizzandolo come trampolino per un secondo salto.

Raggiunse il suolo diritto e leggero nel centro del piazzale antistante il Grattacielo Pirelli, senza quasi piegare le ginocchia. Trattenne a stento la tentazione di gridare ” E hop! ” allargando le braccia a V come i ginnasti olimpici.

Tutta quella scena ovviamente era esclusivamente a favore delle telecamere di sicurezza della zona. Sperava che il suo piccolo show apparisse su Youtube e diventasse virale. Non che ci credesse gran che, fino a quel momento tutti i suoi sforzi per raggiungere fama e notorietà non gli avevano fruttato, appunto, un tubo. Era praticamente l’eroe più sconosciuto di Milano.

Ma le cose, forse, stavano per cambiare.

Si diresse a passo sicuro verso l’ingresso, sbirciando con la coda dell’occhio i passanti che lo indicavano. Qualcuno gli stava scattando delle foto col cellulare, e sentì un bambino chiedere al padre:

– Papà, chi è quello?-

-Non lo so, amore, poi magari a casa vediamo su internet.-

E che cazzo…

Varcò le porte a vetri ed entrò nella hall, puntando dritto verso il bancone della reception. Vedendo entrare un uomo a volto coperto gli agenti di sicurezza fecero per muoversi verso di lui, ma si bloccarono immediatamente.

Era sufficiente una frazione di secondo per distinguere un qualunque uomo in costume da un Gene S in tenuta da battaglia. I super uomini emanavano una sorta di strana aura di… superumanità, per così dire.

Raggiunse il bancone, vi si poggiò e disse educatamente – Buongiorno.- all’impiegato che vi era seduto dietro.

-Buongiorno, desidera?- replicò l’altro, senza fare una piega.

-Sono il Catturatore. Ho un’appuntamento con la signora Raimondi, per un’audizione presso i Protettori.-

-Attenda un’attimo, prego.- rispose, digitando qualcosa sulla tastiera del suo PC.

-Ummm…- mormorò aggrottando le sopracciglia -Come ha detto di chiamarsi, scusi?-

-Catturatore.- scandì bene lui, incrociando le mani sul banco di vetro.

-Scusi, ma qui non risulta.-

-Controlli bene.-

-Ho controllato ma non c’è, mi dispiace.-

-E allora controlli meglio, che ci deve essere per forza.- replicò lui con sicurezza.

L’impiegato sospirò, e si raddrizzò gli occhiali sul naso.

-Può farmi lo spelling?-

-Eh?-

-Lo spelling del nome.-

-Ah, sì… Allora, C come Como, A come Alghero, T come Torino, altra T coma Taranto, U come Udine, R coma Roma, A come Aosta, T come Treviso, O come… Uh… Olbia, R come Ragusa ed E come Empoli. Vuole che lo ripeto?-

-No, no, va bene così, l’avevo scritto giusto la prima volta. Non risulta.-

Il Catturatore inspirò a fondo.

-Ascolti, ho preso appuntamento per telefono con la signorina Frezzato, la segretaria della signora Raimondi. Può chiamarla e chiedere?-

L’impiegato alzò le spalle come a dire “e proviamo”, poi senza troppa convinzione prese la cornetta e selezionò l’interno.

-Pronto, Gabriella? Sono Alex dalla reception. C’è qui una persona che dice di avere un appuntamento con la Raimondi. Ti risulta? Sì?- lanciò un sguardo all’uomo mascherato facendogli un cenno con la testa -Sì, Catturatore. Ascolta, com’è che non mi risulta? Come non è possibile? Ti dico che nella lista non c’è l’ho! Sì… sì…No, ti dico! Aspetta… Ah, ecco! No, ti sei sbagliata, ecco perché!- ridacchiò -Con la C di Cagliari! Apposta non lo trovavo, eh! Va bene, ciao, te lo mando su subito. Sì, anche a te. Baci.- e mise giù.

-E’ tutto a posto.- disse girandosi verso di lui -Il suo appuntamento non risultava perchè la signorina lo aveva scritto con la K.-

-La K?-

-Sì, mi scusi ma sa, a me compaiono in ordine alfabetico, e nella C non c’era!-

-Va bene, non fa niente…- abbozzò lui con noncuranza -L’importante è che si sia chiarito.-

-Bene, la sede della Mediaset Heroes si trova al quindicesimo piano. Prende l’ascensore o ci arriva volando?- domandò per fare lo spiritoso.

-No, prendo l’ascensore, grazie.- rispose lui con un sorriso forzato.

-Allora quando esce vada a sinistra lungo il corridoio, la terza porta a destra, vedrà la targhetta con il nome della signora Raimondi. Questo è il pass per entrare.- disse allungandogli una card con la scritta Visitatori -Potrebbe darmi un documento?-

Lo Sconosciuto lo fissò con un’espressione piatta sul volto.

-Un documento?- domandò -Un documento a uno con l’identità segreta?-

L’impiegato restò lì per un attimo, poi si poggiò teatralmente una mano sulla fronte.

-Giusto, sì, che scemo, scusi. Come non detto…-

-Vabbè. L’ascensore è quello?-

-Sì. Passi la tessera davanti al sensore e poi prema il tasto di richiamo. Buona giornata.-

-A lei.- rispose, dirigendosi verso l’ascensore.

Cominciamo bene.

Katturatore con la K, e cacci un documento. Alè. Se il buongiorno si vede dal mattino…

L’ascensore lo depositò agli uffici della Mediaset Heroes, un ambiente colorato e ricco di immagini. Circa dieci anni prima la Mediaset aveva acquistato dalla Regione Lombardia il diritto ad insediare l’ufficio di rappresentanza della Mediaset Heroes nel grattacielo più famoso di Milano, insieme all’utilizzo del vecchio ingresso principale in Piazza Duca D’Aosta.

Si diede un’occhiata intorno. Un po’ dovunque campeggiavano foto e sagome cartonate a grandezza naturale dei componenti del supergruppo sponsorizzato dall’azienda.

Riconobbe il Mito, il Diavolo dei Cieli e la Valchiria, tutti in pose tiratissime e con qualche ritocco di Photoshop qua e là. La Valchiria, per esempio, non aveva gambe così chilometriche, e gli addominali del Mito non erano mai stati così scolpiti…

Raggiunse l’ufficio che cercava e bussò con discrezione.

-Avanti!- rispose dall’interno la voce squillante di Gabriella.

Quando entrò. lei si alzò da dietro la scrivania e lo raggiunse porgendogli la mano. Era piccola e dinamica, con un sorriso accattivante.

-Buongiorno!- trillò stringendogli la destra con energia -Mi scusi per la faccenda del nome, non so come ho fatto a sbagliarmi!-

-Beh, Katturatore con la K è un po’ strano…- azzardò lui.

-Ha ragione!- chiocciò lei -Ma sa, tanti cambiano le consonanti dei nomi per farli più interessanti, e allora ho pensato che…- concluse senza terminare la frase, lasciandola così, a decantare nell’aria.

-No, no, va bene, non si preoccupi!-

Va bene un cazzo, ma non era proprio il caso di star lì a piantar casino.

Gabriella riguadagnò velocemente la scrivania, poi gli porse un foglio prestampato e una biro.

-Guardi, la signora Raimondi adesso sta finendo un altro colloquio, se intanto vuole ssere così cortese da riempire questo modulo…-

Il Catturatore osservò incuriosito il questionario.

-Sono solo alcune domande veloci, ci servono per inserirla nell’archivio. Ci vorrà solo un minuto!- lo rassicurò lei -Se intanto vuole accomodarsi…- concluse indirizzandolo verso un paio di poltroncine.

Lui si sedette, un po’ a disagio. Di solito tutta quella rottura di maroni se la pippava il suo alter ego, quando doveva sbrigare tutte le trafile burocratiche della vita civile… Trovarsi in un ufficio in tenuta da battaglia a compilare un modulo gli dava l’impressione di apparire come un imbecille.

Comunque mise le X nei quadranti giusti e finì alla svelta come promesso e riconsegnò il foglio a Gabriella. Dopo qualche minuto si aprì la porta dell’ufficio della Raimondi, e ne uscì un ragazzo con una sfavillante armatura cremisi, che lui inquadrò subito come un tecnicista.

La sua tenuta era un insieme di piastre affusolate, parecchio high tech, che lo faceva apparire come un super eroe dei cartoni giapponesi. Lui al confronto, con il suo costume casereccio fatto di pezzi acquistati su Amazon e Ebay, sembrava un barbone.

-Arrivederci e grazie.- disse il ragazzo a Gabriella.

-Arrivederci!- squillò lei -E buona fortuna!-

Lui fece per infilare la porta, quando vide il Catturatore sulla poltrona. Si bloccò, e si diresse verso di lui.

-Lampo Scarlatto.- disse, porgendolgi la mano.

-Catturatore.- rispose lui, alzandosi e stringendola.

Si scambiarono uno sguardo d’intesa. Quel tipo di sguardo che si riservava ad un atro Gene S quando ci si trovava in presenza di persone senza poteri. Quando erano tra di loro i Gene S si comportavano normalmente, facevano battute, ridevano e si incazzavano, ma di fronte ai civili mantenevano sempre un particolare contegno, a prescindere dai propri rapporti. Lui e il Lampo Scarlatto non si conoscevano, ma appartenevano alla stessa stirpe, quella dei super uomini.

Finite le presentazioni, il ragazzo se ne andò chiudendosi la porta alle spalle.

Gabriella, rimasta in ossequioso silenzio, diede un colpetto di tosse per attirare la sua attenzione.

-Se vuole entrare…- mormorò indicando la porta del suo capo.

-Certamente. Grazie.- rispose lui, e varcò la soglia.

L’ufficio della signora Raimondi era grande più o meno come la saletta d’attesa della sua segretaria, ma arredato con più eleganza. Stessa moquette, ma scrivania in legno, poltrona dirigenziale e piante in vaso.

La donna si alzò e gli tese la mano.

-Buongiorno, si accomodi.- gli disse con voce atona.

La Raimondi sembrava l’opposto di Gabriella: alta, abbondante, con la voce bassa e la stretta di mano di una medusa. Lui detestava le strette molli, ma si sforzò di non farci caso e si sedette.

La donna prese in mano un piccolo fascicolo, e dopo aver inforcato un paio di occhiali con la montatura di celluloide sottile e colorata, iniziò a scorrerlo.

-Dunque, signor… Katturatore, giusto?-

-Sì. Ah, si scrive con la C.-

-Qui è scritto con la K…-

-Lo so, si era trattato di un malinteso…-

-Peccato… Era più interessante.-

-Se vuole posso cambiarlo…-

-No, no.- sbuffò lei con un gesto della mano -Non è importante.-

Lui tossicchiò, e si spostò un poco sulla sedia.

-Dunque…- mormorò lei continuando a leggere – Sul modulo di richiesta che ha inviato vedo che la sua età è di 34 anni…-

-Esatto.-

-Mmm…- mugugnò lei mordicchiandosi un labbro distrattamente -E dispone dei suoi poteri dall’età di 24, giusto?-

-Sì. Come ho scritto lì, appunto.-

La Raimondi si levò gli occhiali con un gesto veloce e lo fissò negli occhi.

-E… Potrei sapere perché ha deciso di iniziare una carriera in costume solo ora?-

Lui rimase in silenzio per qualche secondo.

-Eh?- disse alla fine.

-Le ho chiesto perché ha deciso di…-

-No, no, la domanda l’ho capita.- la interruppe lui – E’ solo che io sono dieci anni che l’ho iniziata, la mia carriera in costume, scusi!-

La Raimondi strabuzzò gli occhi e inarcò le sopracciglia.

-Ah, sì?- domandò, sorpresa.

-Eh, sì.- rispose lui, piatto.

Lei piegò le labbra, con aria dubbiosa.

-E, mi scusi… Dov’è che avrebbe operato in questo periodo?-

Lui indicò con enfasi l’ampia finestra da cui si poteva ammirare una bella panoramica della città.

-A Milano, avrei operato! Centro e periferia… Con qualche sconfinamento in Brianza, di tanto in tanto!-

Lei aggrottò le sopracciglia.

-Ma… Con questo nome?-

– Sì, con questo nome! – rispose lui, esasperato- E con questo costume, tale e quale!-

-E ha intrapreso dell’attività anticrimine?-

-No!- sbottò lui, alzandosi e mettendosi a camminare avanti e indietro- No, io vestito così ci vado ai matrimoni e ai battesimi, per le foto! Pensi un po’!- concluse, agitando le braccia.

-No, senta, veda di star calmo, eh?- lo rimbrottò lei, per nulla impressionata dal suo sfogo – E’ che io a lei non l’ho mai sentita nominare, sa?-

Lui si ributtò a sedere, depresso. Inspirò a fondo.

-Sì, sì ho intrapreso dell’attività anticrimine, come dice lei. Se sapevo che servivano, mi sarei fatto scrivere delle referenze da tutti quelli che ho preso a schiaffi…-

-Beh, mi faccia almeno qualche nome, allora.-

-Uff… Che ne so… Per dire, due mesi fa ho scofitto l’Uomo Termico.-

-L’Uomo Termico? Ma… non l’aveva catturato la Salamandra?-

-No. La Salamandra è quello che a cose fatte si è preso il merito, l’infame.-

-Questo è quello che dice lei…- commentò la Raimondi incrociando le braccia.

-No, questo è quello che dice la logica.- rispose il Catturatore incrociando le braccia a sua volta, come per farle il verso – L’Uomo Termico e la Salamandra sono tutti e due dei pirocinetici, il che significa che sono immuni l’uno al potere dell’altro. L’unico modo che aveva la Salamandra per catturarlo era di abbatterlo fisicamente. E dato che lui è un metro e settanta per sessantacinque chili, mentre l’Uomo Termico è un armadio a tre ante di due metri per centodieci chili, faccia un po’ lei i conti…- concluse.

-E come avrebbe fatto a prendersi il merito?-

-Semplice. La Salamandra ha un canale su Youtube con ventimila follower. Ha cominciato a postare dei video in cui commentava su come avesse sconfitto l’Uomo Termico, quelli hanno cominciato a girare e sono diventati famosissimi. Così, alla fine, la vox populi dice che a fare l’impresa in questione è stato lui.-

-Mmmm… Se fosse vero, non sarebbe stato un bel gesto…-

-E infatti provi un po’ a domandarsi come mai sono due mesi che la Salamandra non si fa vedere a Milano.- replicò lui, secco.

-Va bene, ci sarà qualcos’altro che possa fornirmi?- rispose lei, sempre più scettica.

-Okay, senta… Vada un attimo su Youtube, può?- disse il Catturatore, indicando lo schermo del PC sulla scrivania – Cerchi il video “Botte da orbi in Piazza Cambiaghi”.-

La donna mosse un poco il mouse e digitò sulla tastiera. Dopo pochi secondi trovò il video in questione. Era sgranato e parecchio mosso, e mostrava una scena di circa trenta secondi in cui un uomo in tuta grigia combatteva contro un tizio in armatura.

-Sì, lo so, la risoluzione è una merda, l’hanno girato con un cellulare.- la anticipò lui, dopo aver visto la sua espressione schifata -Comunque quello sono io che combatto il Rapinatore.-

-Sì, lo vedo che è lei, più o meno… Però nel video non viene fatto il suo nome.-

-Grazie tante, lo so anch’io che non viene fatto. Non viene fatto praticamente mai.-

-Perché?-

-Perché nessuno sa chi sono, ecco perché! – esclamò lui – Non lo sa nemmeno lei, ed è il suo mestiere!-

La Raimondi si passò la mano sul volto, meditabonda.

-Ce l’ha un sito internet?- chiese secca.

-Sì, si chiama La Tana del Catturatore.

-Madonna Santa, che nome! Ma dai!-

-Brutto?- domandò lui, timidamente.

-Eh!- esclamò lei alzando gli occhi al cielo – Dunque, vediamo un po’… E’ questo?- chiese dopo aver visto la schermata di apertura.

-Sì.-

-Oh, ma che brutto! Ma chi gliel’ha fatto, scusi?-

-L’ho fatto io, con Eversoft …- rispose lui, sempre più a disagio.

-Eh, no, non ci siamo proprio, sa? Guardi, come super eroe magari sarà anche bravo, ma la grafica la lasci fare a quelli che la sanno fare!-

La donna sospirò rumorosamente, poi lo guardò a lungo.

-Non lo so… Non lo so proprio.- mormorò alla fine – Anche il costume…-

-Posso cambiarlo quello, non c’è problema.- si affrettò a dire lui.

-Sì, ma…- lei si sporse sulla scrivania, appoggiando i gomiti e intrecciando le dita -Lei cos’è che cerca qui, esattamente? Cosa l’ha spinta a venire qui? Cerca la fama, la gloria? Vuol diventare famoso o  cosa?-

Lui si mosse a disagio sulla sedia, accavallando e disaccavallando le gambe.

-Non lo so. Io… Vorrei semplicemente quello che mi spetta. Niente di più. Sono dieci anni che mi faccio il culo, scusi l’espressione, per questa città. E la gente non sa manco chi sono. Sono stufo. Vorrei solo che la gente puntando il dito non dica “Quello chi è?”, ma dica “Guarda! Il Catturatore!” Solo questo.- concluse – Solo quello che mi spetta.-

La Raimondi spostò un attimo lo sguardo sui moduli, poi ramazzò su tutti i fogli, li pareggiò sbattendoli un poco sul bordo e li rimise giù.

-Va bene.- disse con decisione -Facciamo così: io dò un’occhiata al suo sito, e cerco un po’ di materiale su di lei su internet…-

-Ci sono dei link sul sito…- buttò lì lui.

-… E poi le farò sapere. Ha già detto alla mia segretaria come contattarla?-

-Sì, le ho fornito un’e-mail.-

-Bene! Allora, direi che abbiamo finito. Arrivederci!- sentenziò lei, porgendogli la mano molle.

Lui la strinse senza entusiasmo, ed uscì dall’ufficio.

-Buongiorno, e buona fortuna!- gli squittì Gabriella.

-Eh, speriamo…- mormorò lui, uscendo.

Riguadagnò il tetto delle Assicurazioni Generali, dove aveva lasciato lo zaino con i suoi abiti civili, si cambiò, e dopo essersi assicurato che nessuno lo vedesse raggiunse velocemente la strada e prese la metropolitana per tornare a casa.

Quando arrivò, Monica lo accolse con un sorriso.

-Allora, come è andata?-

-Mah! Quella non sapeva nemmeno chi ero…-

-E la novità qual’è?-

-Ah, ah. Spiritosa.- rispose lui acido.

-Ma dai! Scusa, sei andato lì apposta per quello, per diventare più conosciuto, no? A parte quello, il colloquio come è filato?-

-‘Nsomma…-

Lei si fermò, e lo fissò negli occhi con aria tetra.

-Non gli avrai mica fatto il tuo discorso su quello che ti spetta, vero?- gli domandò, truce.

-Beh, me l’ha chiesto lei…-

-Ma no!- sbottò -Minchia ma sei un pirla! Te l’avevo detto, digli quello che vuoi, ma non fare quel cazzo di discorso su quello che ti spetta! E’ bruttissimo, ti fa sembrare un disperato!-

-E vabbè, ormai…- minimizzò lui.

-Sì, ormai un par di… ! Cosa ti ha detto, alla fine?-

-Che mi faranno sapere…-

-Sì, vabbè, allora ciao…- concluse lei, dandogli le spalle e ritirandosi in cucina.

Due settimane dopo, arrivò una e-mail con il seguente testo:

” Gentile signor Katturatore,

  dopo il nostro colloquio ho presentato la sua richiesta alla riunione del comitato di selezione, e al termine del dibattito mi duole doverla informare che non possiamo prendere in considerazione la sua richiesta, in quanto il suo personaggio non rientra nei parametri ricercati dall’azienda.

 

Cordiali saluti

Beatrice Raimondi
Coordinatrice Reparto Assunzioni
Mediaset Heroes, azienda del Gruppo Mediaset, 20124  Piazza Duca D’Aosta”

E tanti saluti.

 

Racconto ambientato nell’universo narrativo del romanzo Tutte le morti di Monica, dello stesso autore.

di Lucio Alberto Leoni

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