PARLIAMO DI “INCIPIT IN MEDIA RES”

L’incipit, l’inizio, l’incomincio.

Quali sono le parole giuste per iniziare a scrivere un racconto? Quali termini è giusto utilizzare e quali invece è necessario, o auspicabile, omettere all’interno dell’incipit?

Da qualche anno a questa parte, oltre a redigere una sorta di documento in cui appunto i libri che leggo (con riferimenti al periodo, al titolo, all’autore e alle citazioni e concetti che maggiormente mi hanno colpita), compilo anche un quaderno con tutti gli incipit degli stessi libri. Li trascrivo, li “categorizzo”, cerco affinità e disuguaglianze tra gli uni e gli altri, cerco di capire se un incipit può risultare più avvincente di un altro, e perché.

Sono solita considerare come incipit le prime righe, fino ad arrivare al primo capoverso. Ove ciò non è possibile, considero la prima frase. Tecnicamente è forse più corretto raggruppare solo le prime parole di un testo all’interno del concetto di “incipit”, ma andare un pochino oltre, mi da la possibilità di afferrare a piene mani l’inizio della storia, di entrare nel vivo del racconto e di iniziare ad assaporarne i fatti. In questa prospettiva, possiamo fare riferimento all’incipit in media res.  

Incipit

Incipit in media res.

In media res, in latino, significa nel mezzo delle cose, facciamo quindi riferimento a quelle storie che iniziano già nel pieno delle vicende, che catapultano fin da subito il lettore nel mondo racchiuso nelle pagine del libro che ha tra le mani.

Prendiamo ad esempio l’incipit de La metamorfosi di F. Kafka:

“Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto. Se ne stava disteso sulla schiena, dura come una corazza, e per poco che alzasse la testa poteva vedersi il ventre abbrunito e convesso, solcato da nervature arcuate sul quale si reggeva a stento la coperta, ormai prossima a scivolare completamente a terra. Sotto i suoi occhi annaspavano impotenti le sue molte zampette, di una sottigliezza desolante se raffrontate alla sua corporatura abituale.”

Leggendo queste righe, il lettore riesce a vedere, a rendere concrete queste parole; entra subito nella vicenda.

F. Kafka VS I. Calvino

Prendiamo in esame un altro incipit, diverso nell’essenza, ma comunque accattivante.

“Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di la c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: “No, non voglio vedere la televisione!” Alza la voce, se no non ti sentono: “Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!” Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: “Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!” O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lasciano in pace.”

Avrete intuito che, per l’appunto, si tratta dell’incipit di Se una notte d’inverno un viaggiatore di I. Calvino. Trovo che queste righe siano formidabili. Mi hanno fatto sorridere, mi hanno catturata, mi hanno imbrigliata. Possiamo collocare questo incipit sul binario parallelo a quello del precedente. È di natura diversa dall’incipit proposto da Kafka, ma comunque di grande effetto.

Abbiamo a disposizione tanti altri modi per dare il via al nostro testo e, proprio in merito a questo, seguiranno approfondimenti. Voi che tipo di inizio prediligete e maggiormente gradite? Cosa cattura la vostra attenzione? Quali sensazioni avete provato leggendo i due incipit proposti?

Vorrei, inoltre, segnalare ai lettori la presenza di molti siti web dedicati proprio all’argomento trattato in questo articolo. Tra i tanti, riporto il riferimento ad una piattaforma italiana che offre la possibilità di creare racconti interattivi on line; un modo divertente per mettersi in gioco, conoscere e farsi conoscere.

http://www.theincipit.com/

di Elena Gavioli

Agosto 31, 2016

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