Capitolo 2 – Perché le rondini inseguono la primavera

Illustrazione di Stefania Franchi

Capitolo 2 – Perché le rondini inseguono la primavera

Bentornati giovani esploratori,
oggi vi voglio raccontare di una radiosa scoperta che il nostro eroe Eugene de Lollis fece senza muoversi dal suo salotto.
Ebbene si! Avete capito bene, Eugene era talmente geniale che riusciva a svelare i misteri del mondo animale anche senza partire per destinazioni esotiche.

Era una mattina di metà  Marzo e il famoso esploratore si trovava nel suo studio impegnato in qualche entusiasmante progetto dei suoi, mentre faceva colazione con latte e biscottoni al cioccolato.
La giornata prometteva luce e gioia e  Eugenie era assorto nei suoi pensieri;  vagava con lo sguardo fuori dalla finestra, fissando chissà quale fantastico pensiero, quando notò degli uccellini di color nero svolazzare più volte davanti alla sua casa.

Naturalmente le identificò subito come normalissime rondini, ma l’inaspettata visione risvegliò l’istinto di esploratore. L’inverno era stato lungo e freddo e semplice visione  lo colpì non poco.
Si avvicinò alla finestra e la spalanco, sbriciolò uno dei biscotti della colazione sul davanzale. Non dovette attendere più di cinque minuti che un giovane rondinotto planò baldanzoso sul davanzale.
Dopo che ebbe beccato tutte le briciole, il nostro eroe gli fece alcune domande. Conosceva a menadito il linguaggio degli uccelli, era materia di esame al corso per Fantastici Esploratori. Lui era di livello un madrebecco.

L’uccellino gli raccontò di come era bello volare, di quanto erano saporiti i vermi e, quando furono in confidenza, Eugene gli chiese finalmente quello che aveva in testa. Lui grato per i biscotto gli rivelò il segreto che le rondini costudiscono gelosamente da secoli.
Il segreto della primavera.

«Le rondini sono tra gli uccelli più felici che abbiamo mai solcato i cieli, niente a che vedere con i corvi (non parlate mai a un corvo delle rondini, si odiano!) sempre a gracchiare e a frequentare posti lugubri.
Forse potresti pensare che i pappagalli, con tutti quei colori sgargianti, siano più felici. È un grosso sbaglio, un luogo comune da ornitologi dilettanti.

Intanto i pappagalli sono un po’ sciocchi, sanno solo ripetere quello che sentono. Avete mai provato a fare due chiacchiere al bar con uno di loro? Bene non fatelo, vi rovinerebbe la giornata.
Poi il loro colore non c’entra nulla con il loro carattere, sono piuttosto malinconici e non ridono mai alle barzellette. Nemmeno a quelle sui Tucani, che di solito fanno scompisciare qualsiasi uccello.

Un tucano telefona all’amico. Lui risponde “Pronto chi parla?” e l’altro “Mah non saprei facciamo a turno?
Non è esilarante? Ecco raccontala  al tuo  pappagallo e non otterrai nemmeno una risata. Forse non la capisce.

Noi rondini invece, anche se siamo solamente nere e bianche, siamo sempre allegre. Abbiamo anche noi dei problemi come tutti:  c’è il nido da costruire, i pulcini da sfamare e i felini da evitare. Ma invece di abbatterci e lasciarci scoraggiare ripartiamo con sempre maggior slancio.
Questo perché ci è stato affidato un incarico importantissimo: avvertire tutti che la primavera sta arrivando.
Il compito ci fu affidato dal Re dei volatili Ermes Avicolo in persona tanti, molti, molti anni fa.

Tutto il mondo naturale aveva un  grosso problema di tempistiche a quei tempi, la primavera arrivava all’improvviso, senza bussare, irruente come ruscello di montagna dopo un temporale. Questo creava non poco imbarazzo nel mondo naturale, i fiori non sapevano quando sbocciare, gli orsi si dimenticavano di uscire dal letargo, gli uccelli non sapevano quando iniziare a  cinguettare festosi. Servivano dei  messaggeri che avvertissero tutte le creature viventi del lieto evento.

Si pensò subito agli uccelli, i sovrani dei cieli, capaci di spostarsi a gran velocità tra i continenti, così fu convocato Ermes e gli fu dato l’incarico di trovare degli uccelli veloci e capaci che si sobbarcassero l’importante compito.
Venne indetta un’assemblea plenaria a cui parteciparono tutti gli uccelli che sapevano volare, di ogni colore e dimensione. Non si fecero vedere i pinguini, che da qualche tempo avevano abbandonato l’idea del volo per fare i pescatori. Contenti loro!

Il grande Re Ermes, una volta che tutti presenti furono appollaiati ai propri trespoli preso il cinguettio.

“Miei cari, un compito arduo e importantissimo ci viene di nuovo affidato. Come sapete la Primavera, anno dopo anno, si dimentica di avvertire del suo arrivo. È sempre talmente distratta da progetti d’amore e petali, con la testa  persa in mille pensieri profumati, che non si ricorda mai mandare un messaggio. Che volete farci, è così e l’amiamo anche per questo.
Ma gli orsi sono stufi di rimettere le sveglie per uscire dalle fredde tane, lavoro tra l’altro molto complesso per via degli artigli. E lo scorso anno le primule sono sbocciate così in ritardo che hanno dovuto cambiare il loro nome in quartule e sono diventate viola per la vergogna. Non vi dico le viole come l’hanno presa male, i fiori sono troppo vanitosi.
Perciò miei fedeli sudditi vi chiedo se ci sono dei volontari per sobbarcarsi l’onere e l’onore di portare questo importantissimo messaggio.”

Furono in molti a proporsi per il lavoro: Aironi, Cicogne, Aquile e Falchi, Fenicotteri e Cacatua.
Ognuno aveva la sua motivazione che cercava di strillare nella confusione per farsi valere sugli altri.

“Noi siamo le più forti e maestose, questo compito dovrebbe toccare a noi” gridarono le aquile.

Ma la loro offerta fu ingoiata dagli schiamazzi di protesta.

“Sempre protagoniste voi? Avete anche troppa visibilità!”

Tutti gli uccelli pensavano che fossero un po’ troppo boriose, specialmente da quando sventolavano sulle bandiere di tanti stati.

“Noi portiamo già i bambini in tutto il mondo”  schiamazzarono le cicogne “Siamo le più esperte”

Ma Ermes non fu convinto che un altro compito così gravoso sulle loro ali avrebbe giovato alle nascite.

“Lo facciamo noi, il nostro piumaggio si intona perfettamente al messaggio” cantarono in coro i Fenicotteri. Ma il compito era troppo importante per essere assegnato solo per vanità.
Molti uccelli esposero le loro motivazioni ma nessuno andava bene, per questo o quell’altro motivo. Fino a che non arrivarono le rondini.

“Voi che avete da dire?” disse sconsolato Ermes, che cominciava a dubitare di poter risolvere il problema, e in più aveva un gran mal di testa.

“Il compito è molto importante, maestà. Saremmo liete di dedicare le nostre danze nel cielo al ritorno della primavera, porteranno allegria, speranza e voglia di rinascita. Proprio come lei. La primavera è effimera  e arrivano anche i rigidi giorni dell’inverno. Con il nostro ballo ricorderemo a tutti che vivere con la certezza che la primavera tornerà, fa sopportare anche i giorni più freddi.

“Adesso si che ci siamo!” disse il Re sbattendo le ali soddisfatto “È proprio questo il messaggio che voglio sia portato in tutto il mondo. Pertanto che siano le rondini le ambasciatrici della primavera”

Non ci furono molte proteste, corvi a parte naturalmente, perché tutta l’assemblea fu colpita dai pigolii delle rondinelle.

Così da quel giorno noi rondini inseguiamo la Primavera ovunque si rechi, per annunciare a tutti che il bel tempo prima o poi tornerà.»

Per questo miei cari lettori le rondini sono sempre felici e anche chi le ammira volare lo è per un po’.
La vita spesso sarà burrascosa, come lo fu la spedizione di Eugene nel Mar del nord, ma nei momenti più duri pensate alle rondini e le cose andranno meglio, ve lo assicuro.
Forse non tutti vi capiranno, vi diranno che siete degli inguaribili ottimisti e sognatori, se vi va bene, sciocchi e illusi se saranno più crudeli. Voi non ci badate, vivere con la certezza che la Primavera tornerà vi renderà felici come un rondinotto.

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di Alessandro Ricci e Stefania Franchi

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