Capitolo 3 – Perchè gli elefanti hanno paura dei topolini

Illustrazione di Stefania Franchi

Perché gli elefanti hanno paura dei topolini!

Il mistero che esaminiamo in questa storia sembra indistricabile. Pensate agli enormi pachidermi capaci, con la loro mole, di spaventare leoni, coccodrilli e gorilla; nessuno nel regno animale sembra riuscire a tenergli testa.
O meglio, nessune tranne i topi.

I topolini infatti, nonostante siano talmente piccoli da dover scappare da chiunque altro, riescono a far correre gli elefanti a nascondersi sotto il letto, terrorizzati.
Malgrado questa disparità di dimensioni quindi, perché i giganteschi elefanti hanno paura di loro?
Bravi ragazzi, questa è una gran domanda!
Milioni di scienziati superintelligenti si sono scervellati per rispondere. Hanno fatto ricerche, studi e perfino convegni a tema. Volete sapere  cosa hanno scoperto?
Nulla di nulla.

Nessuno ha saputo trovare una risposta a questo dilemma. Nessuno a parte Eugene de Lollis, il famoso esploratore.

In uno dei suoi molti viaggi nella Savana, Eugene incontrò una tribù che sapeva tutto sulla storia degli elefanti;  poiché era un tipo molto amichevole, fu invitato al cena dal Capotribù che gli raccontò questa storia e molte altre ancora.
Eugene era anche un gran smemorato, per questo aveva l’abitudine di segnarsi tutte le storie su un Diario segretissimo.
Questo diario, per vicissitudini che non hanno a che fare con questa storia, adesso è in mano mia. E io ho deciso di raccontare solo a voi cosa veramente successe tra elefante e topolino.
Ma mi raccomando non lo dite a nessuno! Lasciamo che quei cervelloni ci rimuginino ancora un po’!

Dovete sapere che l’elefante non ha sempre avuto paura dei topi, tutt’altro!
Molti, molti anni fa, prima che voi nasceste e che nascessero anche i vostri genitori e i vostri nonni, gli elefanti non temevano alcunché.
Erano gli animali più grossi nella savana, tanto gli bastava per spadroneggiare indisturbati. Erano dei gran prepotenti a dire il vero.

Se pestavano una zampa a una giraffa in fila al supermercato le chiedevano forse scusa?  No davvero! Continuavano a camminare per la loro strada come se nulla fosse.
Sul tram poi davano il peggio di loro stessi; occupavano anche 4 posti per star belli comodi. Così la gazzella, che si svegliava sempre per ultima nella savana, non trovava posto a sedere ed era costretta a correre.
La vittima preferita dell’elefante era naturalmente il topolino, l’animale più piccolo della zona.
Non perdeva occasione per fargli dispetti: gli nascondeva il formaggio, gli scompigliava i baffi, quando il piccolo roditore era distratto gli picchiettava sulla schiena, da lontano, con la lunga proboscide. Così il povero topolino stava anche mezz’ora a chiedersi chi lo avesse chiamato bussandogli sulla spalla.
L’elefante si divertiva un sacco a tormentarlo perché non si ribellava mai; il topolino sapeva benissimo che era impossibile farsi valere con una così grande differenza di stazza. Avrebbe potuto essere schiacciato come un frittella, in un attimo.

Ma un giorno successe l’imponderabile. Il topolino aveva dormito veramente male quella notte a causa di un gran mal di denti.
Voi sapete quanto sono grandi i denti dei topi, quindi potete immaginare quanto fosse grande il dolore!
Il signor topo uscì di casa di pessimo umore, non salutò nemmeno suo cugino leprotto, tanto era arrabbiato per la notte in bianco.
Così quando l’elefante gli giocò l’ennesimo tiro, spruzzandolo con l’acqua del laghetto con la  proboscide, finalmente sbottò!

“Non sopporterò più i tuoi scherzi, brutto prepotente” squittì verso l’enorme animale stringendo i pugnetti.

“Davvero?” rispose ridendo l’elefante “E che vorresti fare? Sfidarmi forse?”

“Certo, ti sfido! Domani, proprio qui!” e se ne andò tutto stizzito.

Il topo aveva dimostrato un gran coraggio per ribellarsi a quel bullo nasuto! Tutti gli animali presenti lo applaudirono, battendo chi gli zoccoli, chi le zampe, chi le pinne. Il serpente che non aveva nulla da battere scosse forte forte il suo sonaglio.
Fu così che quando il topolino si rese conto di aver esagerato a sfidare l’elefante, non ebbe il coraggio di ritrattare. Non poteva deludere tutti; anche se ciò significava rimanere schiacciato.

La sera quando arrivò a casa aveva l’umore sotto i piedi, più di quando era partito la mattina. Aveva sfidato l’elefante e non aveva idea di come avrebbe fatto a sopravvivere allo scontro.

“Cos’hai?” gli disse la mamma mentre erano a cena.

“Niente” ripose il topolino.

“Non dire assurdità” rispose la signora topo “Non hai nemmeno toccato la tua crosta flambè, ed è il tuo piatto preferito. E non dire che è per il mal di denti, non ci credo!”

Dovete sapere che le mamme, di ogni specie e forma, hanno un potere magico: sanno sempre riconoscere quando qualcosa non va nel loro bambino. Quindi non mentite mai alla vostra mamma tanto lei sa già tutto.

“Stamattina ho sfidato l’elefante a duello” disse infine il topolino messo alle strette “Non ce la facevo più a sopportare i suoi dispetti, così gli ho detto che gli avrei dato una bella lezione domani sera. E adesso non so che fare, lui è così grande!”

“Mio caro” disse la mamma prendendogli le zampine “Devi sapere che ognuno di noi ha il suo punto di forza. Alcuni sono sotto gli occhi di tutti come la stazza dell’elefante, altri sono più nascosti e vanno cercati bene.
Tu hai tutte le carte in regola per farti valere, solo che non puoi usare la forza dove l’elefante è imbattibile! Usa l’astuzia dove noi topi siamo campioni! Ricordati: qualunque cosa accada un topo sa sempre come cavarsela! E adesso mangia e a letto, domani sarà una giornata faticosa”

Così il topolino se ne andò in camera sua, ma non dormì; seguì il consiglio della madre e escogitò un piano per battere il suo avversario. La luce della cameretta rimase accesa tutta la notte, rumori strani e scintille non cessarono mai fino all’alba.
Stava sorgendo il sole quando il topolino quatto quatto si recò al luogo della sfida. Intorno non c’era nessuno.
Incontrò solo il leone che si era appena svegliato e si preparava a far jogging. Ma non lo notò nemmeno.

“Per fortuna non gli importa di nient’altro quando corre” pensò il topolino.
Appena arrivato non perse tempo e si mise subito al lavoro, veloce e laborioso come solo i topi sanno fare. Prese decine di bastoni storti come saette e li dipinse di giallo, col filo che aveva portato con se, li legò ai rami. Accese vari fuochi su cui sistemò  a bollire alcune pentole della madre contenenti miscugli nauseabondi; completò l’opera con  coperchi ovunque, in ogni posto disponibile. Tutto venne abilmente camuffato da foglie, grossi sassi e perfino caschi di banane.
Infine  indossò una vecchia tunica rossa (era una vestaglia di sua madre) e un cappello blu a forma di cono. Quando ebbe finito si guardò soddisfatto riflesso nel lago. “Sembro proprio l’attore di qualche film” pensò tutto contento. Non restava che attendere l’elefante.

Il pachiderma arrivò poco dopo, accompagnato da un gran numero di animali che desideravano guardare lo scontro.
Le scimmie presero posto sui rami, col loro fracasso facevano il tifo ai contendenti.
Il leone, che aveva finito di correre, se ne stava accomodato all’ombra e sbadigliava. In realtà era molto eccitato dall’evento, ma voleva mostrare un certo distacco regale. Le giraffe allungavano il loro collo per non perdere nemmeno un’azione e gli gnu muggivano elettrizzati.
Le iene, come al solito, approfittavano della situazione piazzando scommesse. Il topo era dato 100 a 1. I Coccodrilli, al sole in riva al lago, scommisero tutti sull’elefante vincente.

“Sei pronto a finire sotto le mie zampe?” disse l’elefante sicuro di sé.
Il topolino salì su una roccia tutto impettito nella sua tunica rossa. “E tu sei pronto ad affrontare la mia ira?” gridò cercando di mostrarsi spavaldo.

“Non farmi ridere” lo schernì l’avversario “Che vorresti farmi?”

“Tu non sai, sciocco pachiderma!” continuò il topolino “Che i topi hanno enormi poteri magici, e tu hai sfidato questi poteri e ne pagherai le conseguenze”.

L’elefante che era molto superstizioso cominciò a spaventarsi, inoltre si ricordava di aver visto alla TV un potente topo mago alle prese con manici di scopa.

“Per punizione evocherò su di te una terribile tempesta” gridò facendo ampi gesti, molto teatrali.

“Ah sciocco” disse il pachiderma, che però non era più tanto baldanzoso “Non piove da mesi”.
Ma, come a volerlo contraddire, una nebbiolina si sparse tutto intorno rendendo tutto grigio come in una giornata uggiosa.

“Questa nebbia sa di cavolo” disse l’elefante che aveva un odorato sopraffino.

“Perché è malefica nebbia magica” ululò il topo sempre più ispirato “E adesso tuoni” .

L ‘elefante ormai era preso dai fetidi miasmi e dal fumo denso di cavolo e cipolla. Aveva gli occhi pieni di lacrime e riusciva a vedere  solo la sagoma del topo, col suo cappello puntuto, attraverso la nebbia.
In realtà il topolino aveva lasciato il cappello su un bastone ed era sgattaiolato sugli alberi, zitto come un se medesimo. Infatti la capacità di muoversi silenziosamente era un altro gran pregio di tutti i topolini.
Raggiunti i coperchi cominciò a fare un gran fracasso cercando di imitare i tuoni di un furioso temporale. L’elefante era sempre più nervoso, non ci vedeva e quel frastuono che proveniva da ogni parte gli impediva di pensare a una contromossa.

“Che tempaccio” diceva mentre cercava di disperdere la nebbia puzzosa con le orecchie e la proboscide.

“Infine ecco i Lampi” gridò il topo e coi i dentini recise tutti i fili che aveva teso la mattina.
Una pioggia di rami colori giallo precipitarono sull’enorme animale.

“Ahi gridò” dopo che un bastone gli era caduto sulla testa “Non credevo che i lampi fossero così duri”.
Era troppo anche per quel gigante! In preda al panico se la diede a gambe e non si fece rivedere per tutto il mese.

Quando tornò era molto cambiato, non solo chiese scusa al topo, ma anche a tutti gli animali con cui aveva fatto lo sbruffone.
Inoltre, poiché gli elefanti hanno la memoria lunga,  mai si dimentico dei portentosi poteri magici del topo e lo tramandò anche alla sua famiglia. E fu così che ancora oggi se un elefante vede un topolino, scappa a gambe levate per paura delle sue potenti magie.

Il topolino invece  imparò che non solo la forza è una vantaggio e che ognuno ha dentro di sé più qualità di quanto creda.

Purtroppo nessuno degli animali della savana aveva avuto fiducia nel topolino, rimasero tutti stupiti dall’esito dello scontro. I  coccodrilli che avevano scommesso tutti i loro risparmi sulla sua sconfitta persero tutti i loro soldi, mentre le iene vinsero tutte le puntate.
Questa storia infatti spiega anche perché i coccodrilli piangono sempre mentre le iene se la ridono.

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di Alessandro Ricci e Stefania Franchi

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