Capitolo 4 – Perché i camaleonti cambiano colore

Illustrazione di Stefania Franchi

Capitolo 4 – Perché i camaleonti cambiano colore

Tra le strane creature che Eugene de Lollis, il grandioso esploratore, ha avuto modo di incontrare durante le sue spedizioni, quelle più bizzarre sono state senza dubbio i camaleonti.
Questi strani animali sono simili a delle lucertole, ma hanno la strana abitudine di cambiare colore.
Strabiliante eh? Se non mi credete cercate nei vostri libri di scuola. Vi lascio qualche minuto.
Allora? Avete visto che roba? Da non credere.

Sui vostri libri avrete anche letto come mai questi buffi rettili cambiano colore, forse anche come.
Ma solo Eugene sa perché iniziarono a farlo. Ed è l’unico al mondo al corrente del loro segreto.
Lui e il suo Diario Segreto naturalmente. Dove, se siete stati attenti, saprete che riportava ogni sua avventura.

L’esploratore in quel periodo si trovava in Madagascar. Qui si era recato appositamente per studiare i camaleonti. Ma dopo parecchi giorni passati nella foresta non ne aveva ancora trovato uno. In realtà più tardi scoprì che non era esattamente così.

Una sera piangeva disperato intorno al fuoco dell’accampamento, distrutto dal profilarsi del suo primo fallimento, e vide il suo zaino che cominciava a muoversi.
Per poco a quel poveruomo non prendeva un colpo! Fece un salto dal tronco su cui era seduto e corse a prendere la grossa padella che usava per prepararsi i pancake di cui andava ghiotto. Stava per colpire lo strano zaino posseduto, quando si accorse che non era lui a muoversi.
Che errore madornale! Non era un demone delle borse come aveva supposto! Era un camaleonte, mimetizzato perfettamente con la trama floreale della sua sacca.

Quella bestiolina curiosa era lì da giorni e giorni per controllare le sue mosse e lui non se ne era nemmeno accorto.
Poiché si era fatto impietosire dal suo pianto, e vedendo che era un brav’uomo, aveva deciso di uscire allo scoperto.
I due chiacchierarono per tutta la notte e diventarono grandi amici. Così Eugene conobbe il camaleontico mistero.
Non chiedetemi come facessero a capirsi però. Sul diario non c’è scritto.

Tanto, tanto tempo fa il camaleonte era una normalissima lucertola. Senza nient’altro di speciale che una gran lingua e due occhi tondi tondi, capaci di ruotare intorno come due palline del flipper durante un tilt.
Aveva una vita tranquilla e ordinaria, proprio come tutti voi. Aveva un papà e una mamma che si occupavano di lui e gli volevano bene, e tanti amici. Il suo migliore amico era Serpente. Erano inseparabili fin da quando avevano rotto il guscio e si erano affacciati al mondo.
Serpente era anche il suo compagno di banco alla scuola per rettili. Nonché complice di tutte le marachelle che combinavano alla vecchia maestra tartaruga.

“Cosa fai nel fine settimana?” disse il camaleonte all’amico, mentre stancamente riponevano i libri nello zaino.
“Vado a vedere lo spettacolo dei Magnifici Rettili” rispose con un gran sorriso, in mezzo al quale saettò una lingua biforcuta.
“Davvero???” chiese strabuzzando gli occhi: uno a destra e uno a sinistra.
Adorava quel gruppo di fantastici artisti. Erano animali straordinari che giravano di città in città a mettere in scena il loro spettacolo, mostrando le loro capacità sovrarettiliane.

Per tutti i piccoli rettili la loro squadra era un vero e proprio modello. Tutti avevano almeno un poster dei loro beniamini in cameretta. Magliette e gadget andavano a ruba.
“Perché non vieni anche tu?” gli disse l’amico, ondeggiando la testolina lunga e appuntita “Ho un biglietto in più. Mio fratello non può venire. Sai, sta affrontando la muta e si vergogna a farsi vedere in giro.”
Il giovane camaleonte stentava a crederci, non aveva mai voluto così bene all’amico come in quel frangente.
Vedere lo spettacolo era il suo grande sogno ma i biglietti erano letteralmente spariti dalla circolazione.
“Certo che si” esclamò entusiasta “Ma prima devo chiedere il permesso a mio padre.”

Quando quel pomeriggio rincasò, non stava più nella pelle. Proprio come il fratello del suo amico.
Attese che il padre facesse ritorno dal lavoro alla fabbrica di zuppa di mosche in scatola e gli chiese il permesso di andare allo spettacolo.
“A vedere quei saltimbanchi?” rispose bruscamente il padre.
Il Signor Camaleonte era un buon rettile, ma quel giorno aveva avuto una giornata pesante. Il suo capo lo aveva duramente redarguito, dopo che un cliente si era lamentato di non aver trovato nemmeno una mosca nella sua minestra in scatola.
Lui sapeva quanto era duro guadagnarsi il cibo. Reputava uno scanzafatiche chiunque non si rimboccasse le squame e faticasse per guadagnarsi da vivere.
“Si Papà” disse facendo gli occhioni da bravo camaleonte, “Ti prego! Ci tengo tanto. Prometto che prima farò tutti i compiti.”
“Come posso resistere a quegli occhi a palla e indipendenti?” cedette alla fine il padre “Ma voglio vedere buoni risultati a scuola. E non voglio più essere chiamato dalla signora Tartaruga perché ne avete combinata un’altra. Intesi?”
“Grazie papà sei il migliore” esclamò il piccolo. E si precipitò in camera per mettersi subito al lavoro.
Studiò tutta la sera e il giorno successivo. La sua mente, tra un esercizio e l’altro, correva al programma della sera: l’aspettativa del grande spettacolo lo faceva tremare d’impazienza.

Lentamente, come fanno tutte le cose belle, la sera arrivò. Il camaleonte finalmente prese posto in platea, vicino al suo amico Serpente. In attesa dei loro eroi.
Lo spettacolo non disattese le aspettative dei due compagni. Un’esplosione di luci, musica e colori in cui i Magnifici Rettili dettero prova delle loro mirabolanti capacità.

Aprì le danze il sinuoso cobra, con le sue spire ipnotiche e ammalianti torsioni.
Poi ci toccò al lungo pitone, con uno spettacolo di grande magia. Al culmine del suo numero fece apparire due candidi coniglietti dal cilindro. Per poi farli sparire all’istante ingoiandoli in un sol boccone. Uscì pigramente dal palco accompagnato da applausi scroscianti.
L’esibizione di Mr. Salamandra fu ancora più emozionante. Infarcita di fiamme e spaventosi getti di fuoco, a cui l’animale sembrava facessero poco più che il solletico.
Una volta estinti i focolai di incendio rimasti, entrò il possente Varano. Proveniva dall’Isola di Komodo, ed era chiamato affettuosamente “Drago” dagli amici del bar.
Mostrò agli increduli spettatori la sua forza smisurata. Sollevò senza apparente sforzo pesi e grossi massi, tenendoli anche in equilibrio sul muso.
Il gran finale prevedeva invece l’esibizione di Geco l’Incredibile. Il loro preferito.
Il grande equilibrista si esibì in decine di esaltanti esercizi, in cui dette prova di saper rimanere attaccato a ogni superfice. In ogni posizione.
Tutto il gruppo seguì le sue evoluzioni col fiato sospeso, per poi squamarsi le zampe dagli applausi.

Fermi lì! Vi state chiedendo come facessero a applaudire bisce e serpenti che non hanno zampe? Bravi ragazzi, siete molto svegli. Diventerete ottimi esploratori, ne sono sicuro. Quindi probabilmente lo scoprirete da soli.

All’uscita dello spettacolo, i due compagni erano felici ed eccitati. Discussero senza posa, richiamando i momenti più belli e immaginando di poter essere come i loro beniamini. Parlarono a lungo, invadendo senza ritegno l’uno i discorsi dell’altro, fino a che non fu il momento di salutarsi e tornare alla vita normale.
Ma il piccolo camaleonte non ne aveva la benché minima intenzione. Non appena la famiglia Serpente sparì dalla vista, si diresse verso i camerini, deciso a incontrare i suoi eroi. E chissà, magari diventare uno di loro.
I suoi sogni di gloria furono però bruscamente interrotti dal Signor Alligatore. L’agente dei Magnifici Rettili.
“Dove credi di andare ragazzino?” gli chiese scorbutico.
“Sono un grande Fan dei Magnifici Rettili, mi chiedevo se potessi incontrarli” rispose gentilmente; era un camaleonte rispettoso e ben educato.
“Impossibile” grugnì mostrando due file di affilatissimi denti “Sono andati tutti in albergo. Io lo so bene, sono il loro agente.”
“Allora, forse, può dirmi se posso diventare uno di loro.”
“Dipende”, rispose l’agente sporgendosi in avanti “Che sai fare?”
“In realtà, non molto. Per adesso solo questo”, così dicendo cominciò a roteare vorticosamente gli occhi, uno in senso orario e uno in senso antiorario.
“Beh non è un granché” borbottò l’alligatore “E comunque le persone che ti vedono di profilo non noteranno niente di speciale. Non ti abbattere comunque, ragazzo, non tutti possono essere artisti, no?”, e se ne andò.

Quando la sera il piccolo camaleonte rientrò a casa, tutto il suo entusiasmo era scivolato giù in fondo alla lunga coda.
“Ehi tu, non hai fame?” esclamò il padre mettendo la testa fuori dalla cucina “È ora di cena.”
“No papà, non ho fame” era una domanda che faceva in continuazione. Il motivo gli era ignoto, i camaleonti non erano mica famosi per il loro appetito.
“Che ti succede, figlio?” gli chiese vedendolo così mogio.
“È che vorrei essere un artista anche io. Ma dicono che non ho nessuna capacità. E so che tu lo ritieni un lavoro per perdigiorno.”
“Vedi figliolo, se tu vuoi veramente farlo, io sono convinto che lo farai. Anche contro il mio parere o quello delle altre persone. Esistono molti tipi di capacità, ma una cosa sola accomuna chi riesce a valorizzarle. Crederci.”
“Ma se so solamente ruotare questi orribili occhi” rispose il figlio, era molto tubato dalla conversazione con l’agente.
“Tu credici e impegnati” insistette il genitore, adorava il suo piccoletto e non voleva vederlo deluso. “Non ascoltare le voci di chi ti vuole trattenere a terra. Vedrai che riuscirai, ne sono convinto. Comunque i tuoi occhi sono bellissimi e non ti arrabbiare. Non vedi che diventi tutto rosso?”
Il giovane camaleonte rimase interdetto dalle parole del padre che non si sarebbe mai aspettato. Poi il suo sguardo cadde sul riflesso dello specchio. Suo padre aveva ragione!
Era tutto rosso per la rabbia, non solo il musetto ma anche le zampe e la coda. Ebbe un’illuminazione.
Da quel giorno, dopo la scuola e dopo aver fatto i compiti, cominciò ad esercitarsi a cambiare colore. Provò ispirandosi alle emozioni. Ma il verde di invidia non si vedeva sulla sua pelle. Il rosso di rabbia da solo non bastava certamente.
Su consiglio del padre provò a esercitarsi concentrandosi sul colore dell’oggetto che stringeva nelle mani. E meraviglia! Nel giro di qualche mese di duro lavoro, diventò capace di copiare tutti i colori che voleva.

Quando dopo un anno lo spettacolo dei Magnifici Rettili fece ritornò in città era addirittura capace di diventare multicolore toccando vari oggetti.
Si presentò, per la seconda volta, all’agente sfoggiando addirittura cinque diversi colori. La testa era rosa come la gomma da masticare che aveva in bocca; una zampa era gialla e l’altra blu come i pastelli che stringeva; le zampe viola e rosso, colori presi in prestito dai calzini spaiati che aveva messo quella mattina.
Quando l’alligatore lo vide non credette ai suoi occhi! Aveva di fronte un’abilità mai vista nel mondo dei rettili. Ma di più nel mondo animale intero!
Lo scritturò seduta stante per 5 anni, più opzione per altri 2. Il giovane camaleonte diventò la star dei magnifici rettili, e un modello per ogni piccolo camaleonte.
Infatti da allora tutti i camaleonti lo imitano perché tutti vogliono essere come l’Eccezionale Camaleonte.
Oltre alla fama il piccolo Camaleonte imparò che la migliore qualità che si possa vare era la fiducia in sé stessi e nel proprio sogno.

Dovreste crederci anche voi miei piccoli lettori.

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di Alessandro Ricci e Stefania Franchi

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