Le streghe di Albione 3

Luglio. Anno del Signore 1644

La strada era dissestata e il corteo proseguiva a fatica. Ogni tanto il carro si impantanava nel fango causato dai frequenti rovesci di pioggia. I soldati scendevano ogni volta dai cavalli e spingevano fino a tirare fuori il veicolo riprendendo il cammino.

Ogni volta che arrivavano a qualche villaggio o cittadina gli italiani sfoggiavano la bandiera spagnola e parlavano quella lingua. Sui volti dei paesani si leggeva un misto tra rispetto, paura, o conforto. Se erano fedeli al Re li consideravano amici, se oppositori, nemici da temere e quindi evitavano di mostrare ostilità. E al contempo, si poteva immaginare, meglio avere a che fare con degli alleati del despota, venuti da lontano e quindi non coinvolti in vendette locali, che non con inglesi, pieni di rancore contro chi forse aveva ammazzato qualche amico o parente.

Una cosa in comune erano i lazzi e gli sputi e gli insulti che venivano lanciati contro le passeggere del carro. Re o Parlamento, le streghe erano odiate da ambo le parti.

Passarono attraverso un paesino dove la folla era già radunata come pronta a riceverli. Di sicuro qualcuno aveva annunciato l’arrivo.

Facce smunte e scarne, testimonianza di stenti, ma pronte a scaricare odio e frustrazioni contro i capri espiatori. Pugni alzati, e aria di linciaggio.

Mary commentò

«Guardali lì, sembrano gli abitanti di Gerusalemme che inveivano contro Gesù durante il Calvario. I buoni cristiani di oggi. Il messaggio di quel poveretto crocifisso mille e seicento quarantaquattro anni fa che diceva di perdonare e non giudicare è finito nel vento.»

Per tutta risposta una pietra scagliata da chissà chi raggiuse il carro rimbalzando fortunatamente contro una delle sbarre.

«Chi è senza peccato scagli la prima pietra» riprese Mary con amaro sarcasmo. «Quelli lì devono essere tutti santi e senza macchia. Beati i poveri. Muoiono di fame ma la forza di lanciare pietre ce l’hanno. Mi fanno solo pena!»

La voce severa dell’ufficiale italiano in un inglese comprensibile ordinò.

«Queste peccatrici verranno giudicate dall’Inquisizione. Se lanciate pietre potreste ammazzarle prima che finiscano sul rogo.»

Bastò per evitare una sassaiole da parte di quegli scalmanati.

Ma una voce dalla folla riuscì a urlare

«È stata loro magia a far scatenare la guerra!»

Alla voce se ne unì un’altra.

«La guerra, uno dei quattro Cavalieri dell’Apocalisse. E anche gli altri, carestia, le malattie, e la morte!»

«Serve del Demonio!»

«Prostitute! Meretrici! Maddalene!»

Le urla continuarono per tutta la durata del passaggio per il villaggio. Non appena se lo furono lasciato alle spalle, l’eco dell’odio sembrò rimbombare ancora, nonostante gli unici rumori fossero solo il cigolio delle ruote, gli zoccoli dei cavalli e lo sferragliare delle armature.

Scese la sera e si accamparono per la notte.
I soldati divisero il rancio con le donne.
In una pentola posata su un falò fecero bollire dell’acqua. Vi buttrono dentro dei bastoncini sottilissimi.

«Ehi, soldato» chiese Mary. «State facendo una pozione magica?»

«No signora, stiamo bollendo gli spaghetti» rispose il milite.

«Mangiate spaghi in Italia?» chiese curiosa Mary.

Il soldato si mise a ridere rispondendo: «Gli spaghetti sono fatti di pasta di grano duro che fatti bollire diventano molli e sembrano spaghi.»

«Siete gente strana voi italiani» ribattè Mary.

«Di certo» aggiunse la vedova Jones, come per volgere il sarcasmo in un complimento. «Avete inventato le macchine per volare e gli spaghi che si trasformano in cibo.»

Il soldato sorrise cordialmente rispondendo.

«Decisamente le macchine volanti le abbiamo inventate noi, ma gli spaghetti gli hanno creati i cinesi secoli fa.»

«Ma davvero? Avevo letto che i cinesi avevano inventato la polvere da sparo, ma gli spaghi da mangiare mi è nuovo.»

«Cinesi, italiani. Tutti hanno inventato qualcosa. Tranne noi inglesi» ritornò alla carica Mary con sarcasmo e disprezzo per il proprio popolo.

«Vi sbagliate, signora. L’arco lungo è stato inventato da voi.»

«Certo, roba per ammazzare, mentre altri inventano macchine per volare o roba per nutrire» riprese Mary piena di amarezza.

«Il sacrario di Stonehenge è una creazione dei vostri antenati. Made in England come direste voi.»

«Un ammasso di pietre.»

«Un concentrato di energie, signore.»

«Se lo dite voi, soldato ammiratore delle streghe, potrebbe anche essere vero» rispose Mary.

«La cena è pronta» disse una voce interrompendo la discussione.

Vennero distribuiti dei piatti e degli strani piccoli oggetti che sembravano forche in miniatura.

«Mangiate con le armi?» chiese la vedova Jones.

L’ufficiale in capo si sedette al bivacco e rispose.

«No, signora, queste forchette servono per mangiare. O infilzate nei pezzi di cibo oppure per arrotolare gli spaghetti.»

Il condottiero mostrò la sua dimestichezza riuscendo ad avvolgere gli spaghetti imbevuti di sugo alla forchetta. Li mise in bocca a cominciò a masticare.

«Un’altra invenzione italiana» commentò Mary, questa volta senza né sarcasmo né ironia.

«È usata in Italia da secoli, ma originariamente viene dall’Oriente, Bisanzio.»

Mary cominciò a imitare il condottiero riuscendo, anche se un po’ maldestramente ad arrotolare gli spaghetti. Ma quando li mise in bocca ne sbrodolò una buona parte.
La vedova Jones provò anche lei senza tanto successo. Alla fine si arresero e assieme alle altre donne presero il cibo o le mani e mangiarono di gusto.

Non appena terminato, la vedova Jones chiese al condottiero: «Avete tanto da insegnarci eppure non vi comportate come se foste uomini superiori. Solitamente i popoli che raggiungono un alto grado di civiltà cominciano a montarsi la testa e alla fine cominciano a credersi semidei considerando gli altri barbari incivili.»

«Signora, i barbari prima o poi si raffinano e diventano colti. Tra parentesi a quanto vedo ne sapete qualcosa di Storia. Al contrario di altri vostri compaesani anche giovani che ignorano persino cosa sia la Cina.»

Mary perse la prosopopea e rispose: «Da bambina leggevo molto. A quei tempi l’odierna restrizione e censura non esistevano. L’Inghilterra stava andando piano piano verso la rinascenza. Enrico Ottavo, nonostante i suoi sbagli, non era un bigotto. Ma poi la mentalità divenne più ristretta e adesso una donna che sa leggere e discutere di storia o filosofia è considerata una strega. Ed eccomi qua!»

«Eccoci qua» corresse la vedova. «Per un po’ ho persino finto di essere analfabeta per non destare sospetti all’Inquisizione. Ma non fu per la mia cultura che venni considerata strega. Guarivo i malati e mischiavo erbe medicinali.»

«Io non so leggere né scrivere ma… vedo nel futuro» si intromise una voce.

«E io… ho vaghe visioni nella testa. Non tanto il futuro ma il presente ma… cosa accade a miglia di distanza» si aggiunse un’altra.

«Io invece riesco a staccarmi dal corpo e volare con lo spirito» fece eco una terza.

«E io ho visioni del passato» si aggiunse un’altra ancora.

L’ufficiale si intromise concludendo: «Signore, nel sacrario di Stonehenge le vostre prerogative verranno amplificate.»

CONTINUA…

 

di Paolo Ninzatti

Racconto breve ambientato un secolo dopo nell’universo del romanzo
“Il Sole all’Orizzonte” dello stesso autore.

Lascia un commento