La sciamana – parte 4 di 4

                                                    LA SCIAMANA parte 4 di 4

Si avvicinarono alla porta d’ingresso e provarono a entrare, ma la porta era chiusa. Dopo vari tentativi rinunciarono, non c’era modo di entrare e nessuno aveva aperto. Delusi si ritirarono ancora sulla panchina a parlare dell’accaduto.

“Hai visto, un negozio tutto illuminato come se fosse aperto, mentre in effetti è chiuso, non è strano?”

“Certo che è strano, uno magari non ci fa caso, ma io che lo osservo da giorni non posso credere che tutto ciò sia normale.”

“Hai ragione, ascolta – disse Francisca come colta da un’idea improvvisa – se andassimo a chiedere qualche informazione a quelli del Mc, lavorando fianco a fianco e con la porta in comune, qualcosa devono sapere su questo fantomatico orologiaio, non ti pare?”

“Amica mia, ancora una volta hai dimostrato, qualora ce ne fosse bisogno, che il cervello di voi donne funziona in maniera sbrigativa, elementare, così semplice che noi maschietti non capiamo. Noi riusciamo sempre a complicare le cose vediamo problemi anche là dove non ce ne sono. Questa è un’idea che nella sua semplicità io non avevo nemmeno preso in considerazione.”

“Credo che ci convenga andare subito, vedo che l’ondata di ragazzi ancora non è arrivata, se hanno un minuto per parlare con noi deve essere adesso.”

“Allora che stiamo aspettando, andiamo!”

“Buonasera. – dissero insieme entrando nella paninoteca.

Invece di andare al banco per ordinare si avvicinarono alla cassa dove c’era una signora piuttosto grassoccia con una capigliatura fra i riccioli e un caschetto. Il vestito scollato che indossava metteva in risalto il seno abbondante e cadente; sulle labbra un rossetto vistoso colore prugna. Aveva un’aria annoiata e si guardava le unghie lunghe e smaltate con un disegno fantasia.

“Buonasera a lei signora – disse Manuel sfoggiando un largo sorriso. “Mi scusi se la disturbo, io e la mia ragazza vorremmo parlare, se possibile, con il gestore, il padrone, con qualcuno che possa rispondere ad alcune domande, sa siamo universitari e stiamo svolgendo degli studi sui comportamenti giovanili.”

La signora li guardò con lo stesso interesse con cui poteva guardare una mosca sul suo gelato, distolse lo sguardo dalle sue unghie, lunghe più del dovuto e, fissò a lungo Francisca, dopo si mise a guardare Manuel squadrandolo da capo a piedi. Dentro si sé riconobbe in lui un bel esemplare di maschio latino, ma ovvio era troppo giovane per lei anche se un pensierino molesto le era passato per la testa.

“Allora voi due vorreste parlare con il padrone, giusto? Peccato per voi che qui padroni non ce ne sono. Come dovreste sapere questo tipo di attività non richiede la presenza di un padrone. Basto io che sorveglio i lavoranti, punto. Detto questo a te io ti conosco, bel fusto noioso e guardone, sei quello svitato di ragazzo che viene quasi tutti i giorni sulla panchina di fronte a guardare le ragazze che entrano qua dentro, sei un maniaco per caso o un voyeur.

Finora la tua presenza non ha influito sulla nostra attività, ma se ci accorgiamo che dai fastidio aspettati una brutta giornata prima o poi. In quanto a te brunetta, tu sei venuta già diverse volte e nelle ultime volte ti sei sentita male e siamo stati costretti a farti uscire dall’altra parte. Non è una buona pubblicità per noi far uscire clienti disorientati, ubriachi o litigiosi dal nostro negozio, gli altri potrebbero pensare chissà che cosa.

Ora dite di voler parlare con un responsabile e, di grazia, di cosa vorreste parlare? Penso che avete già fatto troppo, se ve ne andate adesso e non tornate più fate un piacere a noi e specialmente a voi stessi. Vi basta come spiegazione?”

I due giovani si guardarono in viso meravigliati, quella donna in poche parole aveva dissipato gran parte dei misteri che stavano cercando di risolvere. In pratica non c’era nessun mistero, era semplicemente uno stratagemma commerciale quello di avere un negozio adiacente che funzionava da scappatoia per eventuali problemi che si dovessero presentare durante l’esercizio, una lite, un malore, dissidi e alterchi, niente doveva passare dall’ingresso principale dove si ammassavano le file dei giovani.

Ecco spiegato l’assenza di un vero orologiaio in quel negozio, lo stesso veniva gestito tramite telecamere dislocate nei punti nevralgici. Restava in atto solo la questione della ragazza che comunque si era sentita male due volte. Come spiegare questo evento?

“Ci scusi ancora signora, disse Manuel, quello che dice ha un senso e crediamo di aver capito l’arcano, quello che ancora però non capiamo è come mai due volte la ragazza è entrata da voi e due volte è uscita dall’altra parte in uno stato di trance, questo non c’entra con le strategie che avete messo in atto, ci deve essere qualcosa qui da voi che le procura questo malessere, non crede?”

La donna con un’aria ancora più irritata si alzò e uscì dallo stretto buco della cassa, si diede un’aggiustatina al grosso seno e si lisciò il vestito, dopo di che si diresse verso la parte finale del banco, vicino alla parete che confinava con il negozio di orologi.

 Indicando la parete si rivolse ai ragazzi.

“Sentite voi due, per fortuna il locale è ancora in pausa, e posso spendere un po’ di tempo a spiegarvi cose che avreste dovuto capire da soli. Allora, ormai sapete che il negozio di fianco è nostro, lo teniamo per le evenienze di cui vi ho già detto, se ci sono clienti uno dei nostri entra dalla porticina e va a sbrigare, ma la merce che abbiamo messo non interessa molto e non viene quasi mai nessuno. Solo tu giovinastro, sei riuscito a entrare, ho premuto il bottone di apertura senza accorgermi che eri tu. Gli orologi ci devono essere per dare una parvenza di credibilità e le pendole suonano un paio di volte al giorno, così per coreografia.

Questa ragazza quando è venuta si è messa qui, io osservo tutti, voi giovani siete sempre imprevedibili e quell’atteggiamento discosto dal banco di questa signorina mi aveva insospettito, poi quando ho sentito alle spalle le pendole suonare mi sono accorta che si stava sentendo male.

Ho immediatamente mandato un degli inservienti a sorreggerla e a spingerla dentro il negozio per farla uscire. Perché si sia sentita male non lo so e non m’interessa, purtroppo l’ho rivista un’altra volta sempre nello stesso posto e ancora una volta al suonare delle pendole la stessa sensazione. Anche quella volta l’ho fatta uscire dall’altra parte.

Ora se è malata o è sensibile al suono delle pendole a me non interessa un fico secco, perciò siete pregati di non farvi più vedere. Tanto si è capito che qui non consumate niente. Mangiatevi le vostre cose dove vi pare e non rompete l’anima.

Come vedete da soli è un po’ che siete qua dentro e questa signorina sta benissimo, allora c’è da pensare che siano le pendole la causa dei suoi malori, andate da un medico e fatevi vedere ma non venite più qua dentro, sono stata chiara? E ora se non vi dispiace stanno arrivando clienti paganti, non posso più perdere tempo con voi.”

Detto questo si allontanò dondolando con il sedere fino a rimettersi seduta nella stretta buca della cassa, prese un ventaglio e prese a sventolarsi con energia. Il doversi alzare e dare spiegazioni l’aveva costretta a del lavoro che la sua mole non sopportava. Ansimava dal caldo. Manuel fece un cenno a Francisca e i due uscirono in fretta dal locale. Una volta fuori si misero in macchina e tornarono a casa per discutere su quanto era accaduto.

“Finalmente, non ne potevo più di stare vicino a quella grassona, hai sentito come puzzava di sudore, una cosa insopportabile. Comunque penso che tutto il mistero sia stato chiarito. Siamo noi con i nostri studi che siamo recettivi a ogni segnale di diversità. Meglio così adesso possiamo concentrarci sugli studi. E tu smettila di andare in giro, non c’è da imparare niente guardando gli altri. Torna sui libri, così magari mi dai una mano, io sono rimasta indietro.”

“Su questo ci puoi contare Francisca, sarò felice di darti una mano, ma in merito al mistero non tutto è finito. Il problema sei tu, se non ti avessi visto uscire in dal negozio in quelle condizioni non ci sarebbe stato nessun mistero. Perché quando senti le pendole vai in confusione? Questo è il vero interrogativo, il resto non m’interessa più di tanto.”

“Non saprei davvero cosa dire, che io mi ricordi non credo mi sia successo altre volte, ma io non faccio testo, non posso ricordarmi, magari è capitato e io non lo so. Si vede che quel suono ovattato e risonante funziona come un catalizzatore, come un’ipnosi. Dura un po’ di tempo poi come hai potuto vedere tu stesso tutto torna normale. Mah che vuoi che ti dica cercherò di stare lontana dagli orologi a pendolo.”

“Non scherzare questo può diventare anche in seguito un pericolo, nel corso della tua vita futura non puoi sapere cosa ti aspetta e se qualcuno si accorge di questa tua debolezza potrebbe approfittarne. Devi chiarire questa tua predisposizione, magari parlane con tua madre e tuo padre, magari loro lo sanno e non ti hanno detto niente per non farti impressionare.”

“In effetti potresti aver ragione, come ti ho detto, sono sensibile alla confusione e svengo facilmente, questa faccenda delle pendole potrebbe essere legata a questa mia sensibilità. Alla prima occasione quando torno a casa chiederò spiegazioni.”

“Scusa Francisca, non possiamo aspettare tutto questo tempo, perché non telefoni e cominci a chiedere qualcosa. Sai cosa mi sta venendo in mente, un dettaglio che mi hai raccontato in merito a tuo nonno lo sciamano.”

“Che c’entra lui adesso?”

“Io credo invece che c’entri e come, se mi ricordo bene, questi personaggi avevano la facoltà di estraniarsi dal corpo tramite una funzione particolare. Ho letto di questa loro capacità. Tu che mi sai dire in proposito? Non può darsi che tu abbia ereditato le stesse facoltà del nonno? Hai le capacità e le conoscenze di uno sciamano e non te ne sei mai resa conto.

Oggi i tempi sono cambiati e forse quel suono di pendole equivale alla cerimonia cui si sottoponevano loro a quei tempi?  Sapresti dirmi a che scopo gli sciamani si sottoponevano a questa pratica? Perché lo facevano?”

Francisca impressionata dalle parole del giovane Manuel ascoltava in silenzio e nella sua mente piano piano si stava facendo largo la convinzione che forse quel ragazzo aveva ragione. I suoi svenimenti, la sensibilità e in alcune occasioni in sui si era trovata, la padronanza di lingue antiche, la divinazione, spesso si accorgeva di pensare delle cose che puntualmente poi si avveravano.

Quel Manuel era davvero preparato sulla materia, lei aveva spesso sospettato qualcosa ma non voleva crederci.  Si sentiva perplessa sulla veridicità dell’analisi appena fatta dal ragazzo. A quel punto era inutile cercare altre conferme, sapeva che aveva ragione, lei aveva ereditato da suo nonno l’antica scienza, restava da vedere come poter conciliare la sua vita con questa incombente verità.

Che tipo di vita poteva aspettarsi portandosi dietro questo fardello, nessun uomo avrebbe capito la sua solitudine nel sentirsi diversa da tutti, solo chi sapeva e capiva il fenomeno sarebbe stato capace di aiutarla e di convivere con questa realtà.

Manuel non le dispiaceva, quando lui si era proposto per aiutarla a capire quello che sembrava un mister lei aveva deciso subito di acconsentire, ora più che mai non voleva lasciarlo scappare, aveva bisogno di lui sia come studioso sia come uomo e compagno per trascorrere il resto della sua vita insieme.

Si volse verso di lui che era rimasto in attesa delle sue risposte e con uno sguardo eloquente gli tese le mani.

“Non è necessario caro, sei riuscito a percepire la mia sofferenza e da studioso quale sei hai anche capito il motivo. Era qualcosa che mi portavo dentro da sempre e solo con il tuo aiuto, adesso, è riuscita a venire fuori. La situazione è proprio come l’hai descritta tu, non ci possiamo far niente né io né tu. Ora se accetti questa sciagurata ragazza prigioniera di una forza più grande di lei, come tua compagna, io non mi opporrò, anzi sarà lieta di condividere con te il resto della sua vita.”

Lui non le diede nemmeno il tempo di concludere il suo pensiero, afferrò le sue mani tese e l’attirò a sé, si unirono in lungo abbraccio che pose fine a tutto.

di Lorenzo Barbieri

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