La Divina Commedia

Salvador Dalì, DANTE ALIGHIERI (1265-1321). La Divina Commedia.

La Divina Commedia

Introduzione generale del poema

Dante iniziò la composizione della Commedia durante l’esilio, probabilmente intorno al 1307. La cronologia dell’opera è incerta, ma si ritiene che l’Inferno sia stato concluso intorno al 1308, il Purgatorio intorno al 1313, mentre il Paradiso sarebbe stato portato a termine pochi mesi prima della morte, nel 1321.
Il titolo originale è Commedia, o meglio Comedìa, secondo la definizione dello stesso Dante; l’aggettivo Divina fu aggiunto dal Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante (metà del XIV sec.) e comparve per la prima volta in un’edizione del 1555 curata da Ludovico Dolce.
È un poema didattico-allegorico, scritto in endecasillabi e in terza rima. Racconta il viaggio di Dante nei tre regni dell’Oltretomba, guidato dapprima dal poeta Virgilio (che lo conduce attraverso Inferno e Purgatorio) e poi da Beatrice (che lo guida nel Paradiso). L’opera si propone anzitutto di descrivere la condizione delle anime dopo la morte, ma è anche allegoria del percorso di purificazione che ogni uomo deve compiere in questa vita per ottenere la salvezza eterna e scampare alla dannazione. È anche un atto di denuncia coraggioso e sentito contro i mali del tempo di Dante, soprattutto contro la corruzione ecclesiastica e gli abusi del potere politico, in nome della giustizia.

Michelangelo Caetani, Figura universale della Divina Commedia, 1855

La struttura

La Commedia  è divisa in 3 Cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso), ognuna delle quali divisa in canti: il numero è di 34 canti per l’Inferno (il primo è di introduzione generale al poema), 33 per Purgatorio e Paradiso, quindi 100 in totale. Ogni canto è composto di versi endecasillabi raggruppati in terzine a rima concatenata (con schema ABA, BCB, CDC…), di lunghezza variabile (da un minimo di 115 a un massimo di 160 versi). In totale il poema conta 14.233 versi endecasillabi.
Nell’opera ci sono alcuni parallelismi, che rientrano nel gusto tipicamente medievale per le simmetrie: il canto VI di ogni Cantica è di argomento politico, secondo un climax ascendente (Firenze nell’Inferno, l’Italia nel Purgatorio, l’Impero nel Paradiso). Ogni Cantica termina con la parola «stelle» («e quindi uscimmo a riveder le stelle», Inf., XXXIV, 139; «puro e disposto a salire a le stelle», Purg., XXXIII,145; «l’amor che move il sole e l’altre stelle», Par., XXXIII, 145) e su tutto domina il numero 3, simbolo della Trinità.
Lo stile e la lingua
Il titolo Commedia si rifà alla teoria medievale degli stili e allude al fatto che il poema comincia male, con lo smarrimento angoscioso nella selva, e finisce bene, con l’ascesa all’Empireo e la visione di Dio (al contrario, la tragedia inizia bene e finisce male). La retorica medievale distingueva inoltre tre stili, quello alto e «tragico», quello medio e «comico», quello basso ed «elegiaco» (che corrispondevano alle tre opere di Virgilio, Eneide, Georgiche, Bucoliche). La Commedia presenta una commistione di tutti e tre gli stili, anche se c’è una certa prevalenza per quello «comico», proprio soprattutto dell’Inferno.
Quanto alla lingua, Dante si serve del volgare fiorentino già usato nelle precedenti opere, benché ricorra anche a latinismi, francesismi, provenzalismi e prestiti da varie altre lingue (c’è chi ha visto persino vocaboli di origine araba, mentre i versi 140-147 del Canto XXVI del Purgatorio sono in pura lingua d’oc). Dante ricorre talvolta a linguaggi strani e incomprensibili (le parole di Pluto, quelle di Nembrod nell’Inferno), mentre altrove conia degli arditi neologismi (specialmente nel Paradiso). Questo ha portato gli studiosi a parlare di plurilinguismo e pluristilismo della Commedia, il che differenzia Dante da Petrarca e dai poeti dell’Umanesimo e del Rinascimento, che preferiranno alla sua una lingua più «pura» e regolare.

Incipit della Divina Commedia nell’edizione di Alfonso d’Aragona

INFERNO

Introduzione alla Cantica I

È il primo dei tre regni dell’Oltretomba cristiano visitato da Dante nel corso del viaggio, con la guida di Virgilio. Dante lo descrive come un’immensa voragine a forma di cono rovesciato, che si spalanca nell viscere della terra sotto la città di Gerusalemme, nell’emisfero settentrionale della Terra. Questa cavità sotterranea si è aperta quando Lucifero, cacciato dal Cielo dopo la sua ribellione a Dio, fu scaraventato al centro della Terra dove è tuttora confitto; la terra si ritrasse per il contatto col demonio e avrebbe formato il monte del Purgatorio, che sorge agli antipodi di Gerusalemme, nell’emisfero meridionale.
Sulla porta dell’Inferno c’è una scritta minacciosa di colore oscuro, che preannuncia a chi la attraversa le pene infernali e l’impossibilità di tornare indietro; la porta è scardinata e permette un facile accesso, ciò in quanto Cristo trionfante dopo la resurrezione la sfondò per andare nel Limbo e trarre fuori i patriarchi biblici. Non sappiamo dove si collochi con precisione questo ingresso, ma Dante e Virgilio impiegano quasi un giorno per raggiungerlo dopo l’episodio della selva oscura.
L’Inferno è diviso in nove Cerchi, simili a delle cornici rocciose che circondano la parte interna della voragine e che ospitano i vari dannati. C’è un Vestibolo, detto anche Antinferno, dove si trovano gli ignavi. Questo luogo è diviso dall’Inferno vero e proprio dal fiume Acheronte, dove i dannati vengono traghettati da Caronte sulla sua barca. Il I Cerchio, detto anche Limbo (da «lembo», ovvero orlo estremo dell’abisso infernale), ospita i pagani virtuosi e i bambini morti prima del battesimo; queste anime non sono né dannate né salve e non subiscono alcuna pena, tranne il desiderio inappagabile di vedere Dio (Virgilio è una di esse).
Dopo il passaggio dell’Acheronte, i dannati giungono davanti a Minosse, custode del II Cerchio e giudice infernale. Le anime confessano tutti i loro peccati e Minosse indica qual è il Cerchio dove saranno destinati, attorcigliando la lunga coda intorno al corpo.

Topografia morale dell’Inferno

I Cerchi dal II al IX sono ripartiti in tre zone, dove sono puniti rispettivamente i peccati di eccesso (II-VI), di violenza (VII), di frode (VIII-IX). Tale suddivisione è tratta dalla dottrina cristiana e da Aristotele, ed è illustrata da Virgilio a Dante nel Canto XI della Cantica. I peccati vanno dal meno grave al più grave, con criterio opposto a quello del Purgatorio.
I peccatori subiscono una pena detta del «contrappasso», ovvero che ha un rapporto simbolico di analogia o contrasto col peccato commesso: così ad esempio i lussuriosi sono trascinati da una bufera infernale, come in vita lo furono dalla passione; gli indovini camminano con la testa rovesciata all’indietro, per aver voluto vedere troppo avanti quand’erano vivi; i ladri hanno le mani legate dietro la schiena da orribili serpenti, per averle usate malamente sulla Terra, e così via. Non sempre il contrappasso ha un significato chiaro e privo di ambiguità.
Molte zone dell’Inferno ospitano varie figure diaboliche, tratte dalla tradizione biblico-cristiana e da quella classica. Questi demoni sono custodi di Cerchi o Gironi, e spesso hanno un ruolo attivo nel tormentare le anime. Queste ultime (vale anche per i penitenti del Purgatorio) sono dotate di un corpo «umbratile», fatto cioè d’aria, che dà loro un aspetto umano (Dante rappresenta i dannati come nudi, con aspetto spesso stravolto) e permette di subire tormenti fisici, per volontà divina imperscrutabile.
Nei Cerchi dal II al V sono puniti i peccati di lussuria, gola, avarizia e prodigalità, ira. Il VI Cerchio corrisponde alla città di Dite, custodita da vari demoni e nella quale ci sono gli eresiarchi, fra cui gli Epicurei (è molto discusso se questo peccato sia da considerare di eccesso o di altra natura).
Il VII Cerchio è diviso in tre gironi: violenti contro il prossimo (predoni e assassini), contro se stessi (suicidi e scialacquatori), contro Dio (bestemmiatori, sodomiti e usurai). Nel primo girone scorre un fiume infernale, il Flegetonte, nel secondo c’è una selva, nel terzo un sabbione reso infuocato da una pioggia di fiamme.
Tra VII e VIII Cerchio c’è un «alto burrato», un precipizio scosceso custodito dal mostro Gerione. L’VIII Cerchio è detto Malebolge e punisce i peccatori di frode contro chi non si fida; è diviso in dieci Bolge, ciascuna delle quali destinata a una diversa schiera di peccatori.
Il IX Cerchio è detto Cocito, fiume infernale ghiacciato dove sono puniti i peccatori di frode contro chi non si fida, ovvero i traditori. Cocito è diviso in quattro zone concentriche, dette Caina (traditori dei parenti), Antenòra (traditori della patria), Tolomea (traditori degli ospiti), Giudecca (traditori dei benefattori). Al centro di Cocito e della Terra è Lucifero, confitto nel ghiaccio e descritto come un orrendo mostro. Sbattendo le ali produce un vento gelido che forma il ghiaccio di Cocito. Uno stretto budello sotterraneo, detto «natural burella», collega il centro della Terra e il fondo dell’Inferno alla spiaggia del Purgatorio, posto agli antipodi di Gerusalemme.
Ecco uno schema riassuntivo delle varie zone infernali, con i peccati puniti, le pene, i demoni eventualmente presenti:
Vestibolo (Antinferno)
Ignavi, uomini che non si sono schierati dalla parte del bene né del male. Corrono dietro un’insegna senza significato, punti da vespe e mosconi (ci sono anche gli angeli «neutrali», non schieratisi con Dio né con Lucifero).
I Cerchio (Limbo)
Pagani virtuosi, bambini non battezzati e «spiriti magni». Non subiscono alcuna pena, tranne il desiderio inappagabile di veder Dio.
II Cerchio (lussuriosi)
Sono trascinati da una violenta bufera infernale. Minosse giudica i dannati ed è custode del Cerchio.

III Cerchio
(golosi)
Giacciono in un fango maleodorante, colpiti da una incessante pioggia. Cerbero li rintrona coi suoi latrati e li graffia con gli artigli.
IV Cerchio
(avari e prodighi)
Divisi in due opposte schiere, fanno rotolare enormi macigni in direzioni opposte, finché cozzano gli uni contro gli altri. A questo punto si rinfacciano rispettivamente la loro colpa, poi tornano indietro fino al punto opposto del Cerchio.
Il demone Pluto (Plutone) custodisce il Cerchio, ma non partecipa alla loro pena.V Cerchio (iracondi)
Sono immersi nella palude formata dal fiume Stige, che circonda la città infernale di Dite, e si colpiscono continuamente con schiaffi, pugni, morsi (tranne gli «accidiosi», ovvero gli iracondi amari e difficili che covarono il risentimento e sono totalmente immersi nella palude).
Il demone Flegiàs è il custode del Cerchio, funge da traghettatore delle anime alla città di Dite.

VI Cerchio (eresiarchi)
Giacciono in tombe di pietra infuocate, dentro la città di Dite che è custodita da centinaia di diavoli. Tra di essi vi sono soprattutto i seguaci dell’epicureismo, che affermavano la mortalità dell’anima.

VII Cerchio (violenti)
I Girone (violenti contro il prossimo): sono immersi nel Flegetonte, fiume di sangue bollente, e sono tenuti a bada dai Centauri armati di arco e frecce.
II Girone (suicidi e scialacquatori): i primi sono imprigionati dentro gli alberi della selva e tormentati dalle Arpie; i secondi sono inseguiti da cagne nere che li azzannano e sbranano.
III Girone (bestemmiatori, sodomiti, usurai): sono in un sabbione infuocato, sotto una pioggia di fiammelle; i bestemmiatori sono sdraiati e immobili, i sodomiti camminano, gli usurai restano seduti.

VIII Cerchio (Malebolge, peccatori di frode)
I Bolgia (ruffiani e seduttori): sono frustati dai diavoli
II Bolgia (adulatori): sono immersi nello sterco
III Bolgia (simoniaci): sono conficcati dentro delle buche a testa in giù, con le piante dei piedi accese da fiammelle
IV Bolgia (indovini): camminano con la testa rivoltata all’indietro
V Bolgia (barattieri): sono immersi nella pece bollente, sorvegliati da demoni alati armati di bastoni uncinati (Malebranche)
VI Bolgia (ipocriti): camminano con indosso una cappa di piombo dorata all’esterno
VII Bolgia (ladri): hanno le mani legate dietro la schiena da serpenti e subiscono orribili metamorfosi
VIII Bolgia (consiglieri fraudolenti): sono avvolti da una fiamma
IX Bolgia (seminatori di discordie): sono tagliati e mutilati da un diavolo armato di spada
X Bolgia (falsari): i falsari di metalli sono colpiti dalla scabbia; quelli di persone si addentano tra loro; quelli di monete sono tormentati dalla sete; quelli di parole sono colpiti da febbre altissima

IX Cerchio (Cocito, traditori)
Sono imprigionati nel ghiaccio: i traditori dei parenti a capo chino, quelli della patria fino a mezza faccia col capo eretto, quelli degli ospiti col capo all’indietro (così che le lacrime si ghiaccino e chiudano loro gli occhi), quelli dei benefattori sono totalmente immersi nel ghiaccio.
Al centro di Cocito si trova Lucifero, che nelle tre bocche maciulla Bruto e Cassio (traditori di Cesare) e Giuda (traditore di Cristo).

Canto I Canto II Canto III Canto IV Canto V Canto VI Canto VII Canto VIII
Canto IX Canto X Canto XI Canto XII Canto XIII Canto XIV Canto XV Canto XVI
Canto XVII Canto XVIII Canto XIX Canto XX Canto XXI Canto XXII Canto XXIII Canto XXIV
Canto XXV Canto XXVI Canto XXVII Canto XXVIII Canto XXIX Canto XXX Canto XXXI Canto XXXII
Canto XXXIII Canto XXXIV

Sandro Botticelli, Mappa dell’Inferno di Dante, 1480-1495

PURGATORIO

Introduzione alla Cantica II

È il secondo dei tre regni dell’Oltretomba cristiano visitato da Dante nel corso del viaggio, con la guida di Virgilio. Dante lo descrive come una montagna altissima che si erge su un’isola al centro dell’emisfero australe totalmente invaso dalle acque, agli antipodi di Gerusalemme che si trova al centro dell’emisfero boreale. Secondo la spiegazione di Virgilio (Inf., XXXIV, 121-126), quando Lucifero venne precipitato dal cielo in seguito alla sua ribellione, cadde al centro della Terra dalla parte dell’emisfero australe e tutte le terre emerse si ritirarono in quello boreale, per timore del contatto col maligno; si creò così la voragine infernale e la terra che la lasciò andò a formare la montagna del Purgatorio, che sorge in posizione opposta all’Inferno. L’isola è collegata al centro della Terra da una natural burella, una sorta di cunicolo sotterraneo che si estende in tutto l’emisfero meridionale e dove scorre un fiumiciattolo, probabilmente lo scarico del Lete.
Ai tempi di Dante il secondo regno era creazione recente della dottrina, essendo stato ufficialmente definito solo nel 1274: secondo alcuni storici della Chiesa tale «invenzione» era dovuta al fine di lucrare sul pagamento da parte dei fedeli delle preghiere, destinate ad attenuare le pene cui i penitenti erano sottoposti (e in effetti Dante sottolinea a più riprese nella Cantica che i fedeli possono abbreviare la permanenza delle anime nel Purgatorio, ma ciò indipendentemente dal denaro versato o meno alle istituzioni ecclesiastiche).
Secondo Dante, le anime destinate al Purgatorio dopo la morte si raccolgono alla foce del Tevere e attendono che un angelo nocchiero le raccolga su una barchetta e le porti all’isola dove sorge la montagna. Qui arrivano su una spiaggia e sono probabilmente accolte da Catone l’Uticense che del secondo regno è il custode; quindi alcune attendono nell’Antipurgatorio un tempo che varia a seconda della categoria di penitenti cui appartengono (contumaci, pigri a pentirsi, morti per forza, principi negligenti). L’attesa può protrarsi a lungo, ma non oltrepassare il Giorno del Giudizio in cui queste anime, comunque salve, accederanno al Paradiso. Terminato il periodo di attesa, i penitenti attraversano la porta del Purgatorio che è presidiata da un angelo, quindi accedono alle sette Cornici in cui è suddiviso il monte. In ogni Cornice è punito uno dei sette peccati capitali, in ordine decrescente di gravità e dunque con un criterio opposto rispetto all’Inferno: essi sono la superbia, l’invidia, l’ira, l’accidia, l’avarizia e prodigalità, la gola, la lussuria. All’ingresso di ogni Cornice ci sono esempi della virtù opposta (il primo dei quali è sempre Maria Vergine), mentre all’uscita ci sono esempi del peccato che si sconta; gli esempi possono essere raffigurati visivamente, dichiarati da delle voci o dai penitenti, rappresentati con delle visioni. Il passaggio da una Cornice all’altra è assicurato da delle scale, talvolta ripide e difficili da salire.
Le anime dei penitenti soffrono delle pene fisiche, analoghe per molti versi a quelle infernali e con un contrappasso, ma con la differenza che i penitenti non sono relegati per l’eternità in una Cornice ma procedono verso l’alto: quando un’anima ha scontato un peccato e si sente pronta a proseguire, passa alla Cornice successiva. Dante rappresenta nelle varie Cornici i peccatori più rappresentativi del peccato che vi si sconta, anche se è ovvio che queste anime stanno compiendo un percorso; il criterio è analogo a quello del Paradiso, in cui i beati si mostrano a Dante nel Cielo di cui hanno subìto l’influsso in vita, mentre normalmente risiedono nella candida rosa nell’Empireo. Le anime si trattengono nelle varie Cornici un tempo che varia a seconda del peccato commesso, che in certi casi può essere nullo (Stazio, ad esempio, non si sottopone alle pene delle ultime due Cornici) o protrarsi per anni o secoli. In ogni caso la pena non può andare oltre il Giudizio Universale, dopo il quale i penitenti accedono al Paradiso. Ovviamente le anime di personaggi particolarmente santi o meritevoli vanno direttamente in Cielo senza passare dal Purgatorio, come afferma ad esempio l’avo Cacciaguida.
Quando l’anima di un penitente ha scontato per intero la sua pena, il monte è scosso da un tremendo terremoto e tutte le anime intonano il Gloria: a quel punto l’anima accede al Paradiso Terrestre, che si trova in cima alla montagna dopo il fuoco dell’ultima Cornice. Qui è accolta da Matelda, che probabilmente rappresenta lo stato di purezza dell’uomo prima del peccato originale e che fa immergere il penitente nelle acque dei due fiumi che scorrono nell’Eden: il Lete, che cancella il ricordo dei peccati commessi in vita, e l’Eunoè, che rafforza il ricordo del bene compiuto. A questo punto l’anima è pronta a salire in Cielo, pura e disposta a salire a le stelle come Dante dirà di se stesso.
Struttura morale del Purgatorio
Come detto, il secondo regno comprende l’Antipurgatorio e le sette Cornici in cui si scontano i peccati capitali; eccone uno schema riassuntivo, che indica anche la pena subìta dai vari penitenti:
Antipurgatorio
Ospita le anime che devono attendere un certo tempo prima di accedere alle Cornici. Si dividono in queste categorie:
Contumaci: coloro che sono morti dopo essere stati scomunicati dalla Chiesa (attendono un tempo trenta volte superiore a quello trascorso come ribelli alla Chiesa)
Pigri a pentirsi: coloro che si sono pentiti troppo tardivamente, per pigrizia (attendono tutto il tempo della loro vita)
Morti per forza: coloro che sono morti violentemente e sono stati peccatori fino all’ultima ora (attendono un tempo indefinito)
Principi negligenti: re e governanti che non hanno avuto cura della propria anima in vita (attendono in una amena valletta, piena di fiori ed erba, per un tempo indefinito).

I Cornice
(Superbi)
Camminano curvi sotto un enorme macigno, che li costringe a guardare verso il basso (mentre essi, in vita, guardarono verso l’alto con presunzione)

II Cornice
(Invidiosi)
Hanno gli occhi cuciti da del filo di ferro e non possono quindi guardare in malo modo, come fecero in vitaIII Cornice (iracondi)
Camminano in una spessa e fitta oscurità, che provoca irritazione agli occhi (simboleggia il fumo della collera)
IV Cornice
(accidiosi)
Corrono a perdifiato lungo la Cornice, contrariamente alla loro pigrizia in vita

V Cornice (avari e prodighi)
Sono stesi proni sul pavimento della Cornice, col volto a terra, proprio come in vita hanno badato solo ai beni materiali (tra loro Dante include papa Adriano V)

VI Cornice (golosi)
Sono consumati dalla fame e dalla sete, provocate da due alberi che producono frutti invitanti e da una fonte d’acqua; essi presentano una spaventosa magrezza

VII Cornice (lussuriosi)
Camminano in un muro di fiamme che li separa dall’Eden, e che simboleggia il fuoco della passione amorosa che ebbero in vita (Dante include sia i peccatori secondo natura sia i sodomiti, divisi in due schiere diverse che si rinfacciano reciprocamente il peccato)

Canto I Canto II Canto III Canto IV Canto V Canto VI Canto VII Canto VIII
Canto IX Canto X Canto XI Canto XII Canto XIII Canto XIV Canto XV Canto XVI
Canto XVII Canto XVIII Canto XIX Canto XX Canto XXI Canto XXII Canto XXIII Canto XXIV
Canto XXV Canto XXVI Canto XXVII Canto XXVIII Canto XXIX Canto XXX Canto XXXI Canto XXXII
Canto XXXIII

Enrico Guerrini, il Purgatorio dantesco

PARADISO

Introduzione alla Cantica III

È il terzo dei tre regni dell’Oltretomba cristiano visitato da Dante nel corso del viaggio, con la guida di Beatrice: Dante ne dà una precisa collocazione spaziale come per Inferno e Purgatorio, anche se la sua descrizione è molto lontana da quella di un luogo fisico e si fa più astratta man mano che l’ascesa procede. Il poeta immagina la Terra sferica e immobile al centro dell’Universo, circondata da dieci Cieli che costituiscono appunto il Paradiso (la sfera del fuoco separa il mondo terreno da quello celeste): i primi nove Cieli sono sfere concentriche che ruotano attorno alla Terra, ciascuno governato da un’intelligenza angelica, mentre il X (l’Empireo) è immobile e si estende all’infinito, essendo la sede di Dio, degli angeli e dei beati. I primi sette Cieli prendono il nome del pianeta che ruota insieme ad essi (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), mentre l’VIII è il Cielo delle Stelle Fisse e il IX è il Primo Mobile, detto così in quanto è il primo Cielo a muoversi e a imprimere il movimento a tutti gli altri. Dai primi otto Cieli nasce un influsso generato dalla stella che è presente in ognuno di essi e che si riverbera sulla Terra e su tutte le creature. Nel X Cielo dell’Empireo risiede Dio, circondato dai nove cori angelici e dalla candida rosa dei beati.
Questi sono divisi in sette schiere, a seconda dell’influsso celeste che hanno subìto in vita, e sono gli spiriti difettivi, quelli operanti per la gloria terrena, gli spiriti amanti, i sapienti, i combattenti per la fede, gli spiriti giusti, gli spiriti contemplanti. Anche se i beati risiedono normalmente nell’Empireo assieme a Dio e agli angeli, nel Paradiso (per ragioni di simmetria compositiva e di più agevole comprensione per il lettore) essi compaiono a Dante nel Cielo dalla cui stella hanno subìto l’influsso: così, ad esempio, gli spiriti difettivi compaiono nel I Cielo della Luna, gli spiriti amanti invece nel III Cielo di Venere, e così via. Nel Cielo delle Stelle Fisse Dante assiste al trionfo di Cristo e di Maria, quindi gli appaiono le anime di san Pietro, san Giacomo e san Giovanni, che esaminano il poeta rispettivamente sulla fede, sulla speranza e sulla carità. Superato l’esame, Dante viene ammesso al Primo Mobile dove assiste allo sfavillio e al canto dei nove cori angelici, descritti come altrettanti cerchi lucenti che circondano un punto luminosissimo. Beatrice fornisce a Dante spiegazioni dottrinali circa la natura degli angeli, quindi lei e il poeta accedono all’Empireo, dove i beati si mostrano tutti in forma… di candida rosa: essi sono disposti in seggi che si allargano via via verso l’alto, e Dante osserva che i punti più lontani appaiono con la stessa nitidezza di quelli più vicini. Beatrice conduce Dante al centro della rosa e gli mostra che i seggi vuoti sono ormai pochi, tra cui quello già destinato all’imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, su cui è posta la corona imperiale.
A questo punto Beatrice riprende il suo seggio all’interno della rosa, accanto a Rachele, mentre il suo posto come guida di Dante è rilevato da san Bernardo di Chiaravalle. Questi invita Dante a contemplare la gloria di Maria, quindi fornisce al poeta alcune spiegazioni circa la composizione della rosa e invoca l’assistenza della Vergine perché interceda presso Dio e ammetta Dante alla visione dell’Altissimo. La Cantica e il poema si chiudono con la descrizione di questa visione.
Struttura del Paradiso

Come detto, ciascuno dei primi nove Cieli è governato da un’intelligenza angelica e i primi otto sono associati a un influsso celeste e a una particolare schiera di beati (eccetto l’VIII, dove non compare alcuna schiera). Eccone uno schema riassuntivo:

I Cielo (della Luna)
È governato dagli Angeli ed è associato agli spiriti difettivi (che non portarono a termine i voti pronunciati)
Influsso: debole volontàII Cielo (di Mercurio)
È governato dagli Arcangeli ed è associato agli spiriti operanti per la gloria terrena
Influsso: desiderio di gloria terrena


III Cielo
(di Venere)
È governato dai Principati ed è associato agli spiriti amanti
Influsso: amore per il prossimo

IV Cielo
(del Sole)
È governato dalle Podestà ed è associato agli spiriti sapienti
Influsso: amore per la sapienza
V Cielo
(di Marte)
È governato dalle Virtù ed è associato agli spiriti combattenti per la fede
Influsso: combattivitàVI Cielo (di Giove)
È governato dalle Dominazioni ed è associato agli spiriti giusti
Influsso: amore per la giustizia

VII Cielo (di Saturno)
È governato dai Troni ed è associato agli spiriti contemplanti
Influsso: tendenza alla vita contemplativa

VIII Cielo (delle Stelle Fisse)
È governato dai Cherubini
Influsso: amore per il bene

IX Cielo (Primo Mobile)
È governato dali Serafini e imprime il movimento a tutti gli altri Cieli

X Cielo (Empireo)
È la sede di Dio, degli angeli, dei beati

Canto I Canto II Canto III Canto IV Canto V Canto VI Canto VII Canto VIII
Canto IX Canto X Canto XI Canto XII Canto XIII Canto XIV Canto XV Canto XVI
Canto XVII Canto XVIII Canto XIX Canto XX Canto XXI Canto XXII Canto XXIII Canto XXIV
Canto XXV Canto XXVI Canto XXVII Canto XXVIII Canto XXIX Canto XXX Canto XXXI Canto XXXII
Canto XXXIII
Fonti:
il testo del poema è tratto dall’edizione di G. Petrocchi,
La Commedia secondo l’antica vulgata (4 voll.),
Ed. Naz. della Società Dantesca Italiana, Milano 1966-1967.
I testi di introduzione e commento sono tratti dal sito web: https://divinacommedia.weebly.com/

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